Vogliamo un mondo diverso, ripetono
nelle lingue di tutto il mondo le donne e gli uomini che partecipano
alla Conferenza internazionale della decrescita, ospitata a Venezia dal
19 al 23 settembre. E aggiungono: la decrescita per noi significa non
solo protestare contro la dittattura della crescita infinita, ma
soprattutto che non siamo più disposti ad aspettare, abbiamo già
cominciato a sperimentare una conversione ecologica e sociale a tutti i
livelli. Non ci fermeremo.
Come ha spiegato Paolo Cacciari, la base del movimento per la decrescita è costituita da una miriade di gruppi locali autonomi e molto diversi tra di loro, ma tutti impegnati nella ricerca di soluzioni capaci di accompagnare l’uscita
dall’era del «dopo-sviluppo», «cioè di una situazione di crisi
irreversibile dei modelli economici e sociali fondati sull’idea
ingannevole dell’accrescimento indefinito dei profitti,
dell’accumulazione monetaria, dell’intensificazione dei consumi delle
risorse naturali e dello sfruttamento umano». A Venezia ci saranno anche
persone poco convinte dall’espressione «decrescita», persone che
pensano alla decrescita come un pensiero definito, quasi una scienza,
una totalità da applicare (poche, per fortuna), e chi invece, a
cominciare da Serge Latouche,
sostiene che «decrescita» è prima di tutto uno slogan (a cui grilli
insopportabili strizzano l’occhio), introdotto solo di recente
all’interno del dibattito politico e sociale, ma le cui radici si
perdono nel primo socialismo e nella tradizione anarchica rinnovata dal
situazionismo (e nel pensiero più recente di teorici come Ivan Illich,
André Gorz e Cornelius Castoriadis).
Di certo, si tratta di uno dei
movimenti più radicali e pacifici di critica al sistema emerso negli
ultimi anni in tutto il mondo (con differenze tra Nord e Sud) che pensa
al fare sociale prima della sua teoria. Un movimento che mette in
discussione ossimori (sviluppo sostenibile) e ricette del passato che
hanno mostrato tutti i loro limiti (socialdemocrazia, green economy,
economia sociale…). Un movimento che nelle sue pratiche, pur tra limiti e
contraddizioni, ricostruisce una filosofia: per dirla con Gramsci, «gli
uomini sono filosofi in quanto operano praticamente e nel loro pratico
operare è contenuta implicitamente una concezione del mondo».
Insomma sono molte le ragioni che fanno di «Venezia 2012», un evento importante. Comune-info è media partner della conferenza, nel cui sito trovate il programma completo, mentre le plenarie della conferenza potranno essere seguite in streaming su Globalproject.info. On line potete leggere anche domande e appunti a proposito di decrescita, raccolti sotto forma di Faq, le Frequently asked questions. Per arricchire questo percorso suggeriamo di cliccare la tag «decrescita» all’interno di Comune-info.
Sono circa 700 le persone di 47
diversi paesi del mondo che si sono iscritte alla Conferenza per
partecipare a queste cinque giornate di lavoro e discussione attorno ai
temi della decrescita; 88 i relatori internazionali che intervengono,
centinaia i volontari.
Ha scritto qualche anno fa
Arundhati Roy: «Un altro mondo non è solo possibile, è in viaggio. Forse
molti di noi non saranno qui ad accoglierlo, ma in una giornata
tranquilla, se ascolto molto attentamente, posso sentirlo respirare…».
Ad esempio a Venezia.
Grazie per i commenti.
giovedì 20 settembre 2012
giovedì 13 settembre 2012
LA GRANDE TRANSIZIONE
Economie
solidali Si comincia il 14 settembre, a Mestre, con un
“Festival della decrescita e della città sostenibile”
La
grande transizione
La
Conferenza internazionale
per la decrescita, la sostenibilità ecologica e
l'equità sociale sbarca a Venezia, dal
19 al 23 settembre, portando in laguna riflessioni e buone
pratiche. Oltre a conferenze e workshop,
in programma iniziative per i bambini,
presentazioni di libri,
turismo responsabile con "Viaggi
e miraggi"e l'"Aia
della laguna", uno
spazio dedicato alla sovranità alimentare. Prima della
Conferenza in programma anche il convegno
Gas-Des
La Conferenza -promossa da Associazione italiana per la decrescita (decrescita.it), Comune di Venezia, Istituto universitario di architettura di Venezia (Iuav), Università di Udine, SpiazziVerdi, Research&Degrowth, Sesterzo, Kuminda e Arci- è il frutto di oltre un anno di lavoro che ha coinvolto decine di volontari, oltre 80 partner in tutta Italia e 13 media-partner (tra cui Ae), e che porta in città 50 relatori e, secondo le aspettative, 600 partecipanti internazionali.
Il budget della Conferenza -il “bilancio di sostenibilità”, certificato da Bilanci di Giustizia, è consultabile on line- è di circa 85mila euro, autofinanziati in buona parte (60mila euro) dalle iscrizioni dei partecipanti (200 euro per i lavoratori, 110 per i precari e gli studenti, 75 per i disoccupati). Altri contributi vengono dal Comune di Venezia (10mila euro), Valcucine (2.500 euro), Coop Venezia (2mila euro) e una decina di altre imprese che sostengono la conferenza con prodotti, servizi o donazioni.
La Conferenza è diffusa, e la chiocciolina gialla e rossa indica la strada giusta verso la transizione. Fate caso, perciò, anche alla panchina sulla quale state per sedervi, all’aiuola che c’è accanto, al bancone dove avete ritirato il vostro pass: gli allestimenti sono a cura di “Riii-Ri-ciclo. Ri-progetto. Ri-uso”, un laboratorio di autocostruzione con materiali di scarto nato tra i banchi della facoltà di Architettura dello Iuav. Dall’ottobre 2011 gli studenti di InTransizione (intransizionearchitetturaetica.blogspot.it), l’associazione veronese Revers (reverselab.it) e un gruppo di studenti Iuav hanno realizzato una serie di laboratori trasformando materiali di recupero in veri oggetti di eco-design funzionali alla Conferenza, che saranno poi donati alla città per essere riusati in spazi pubblici.
Prima della conferenza, il documentario “L’economia della felicità”, proiettato alla presenza dell’autrice, Helena Norberg-Hodge, martedì 18 settembre nella multisala Giorgione, in collaborazione con il Circuito cinema del Comune. L’apertura ufficiale è il 19 settembre, con l’incontro pubblico “La grande transizione”, dalle 16 alle 19.30, al teatro Malibran, con i promotori dell’evento e alcuni relatori internazionali (tra gli altri, saranno a Venezia Serge Latouche, Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique, il teologo brasiliano Marcelo Barros).
Tra gli altri eventi collaterali, anche una rassegna cinematografica sulla decrescita nella Casa del cinema di Venezia (a palazzo Mocenigo), promossa dall’Arci. Tutti i pomeriggi, nella Serra dei giardini (sestiere Castello, 1254), l’associazione Franca e Franco Basaglia (www.fondazionebasaglia.it) propone “Solo i bambini possono crescere”, un laboratorio creativo per introdurre i più piccoli, e non solo loro, a nuovi modi di vedere le idee di follia, la diversità, le paure e le aspettative. La scoletta Calegheri -antica sede dell’associazione dei calzolai veneziani, in campo San Tomà- diventa uno spazio dedicato all’informazione e alla cultura, in collaborazione con la libreria “Marco Polo”, con una ventina di incontri con gli autori al mattino e al pomeriggio (domenica 22 è in programma la presentazione di due libri di Ae, “Non è tutto verde quel che luccica” e “Piccolo è meglio”).
Le Zattere di Venezia si trasformano invece ne “L’aia della laguna”, promossa dalla Conferenza con AEres, SpiazziVerdi, Coltivare condividendo, Diversamente bio, Aiab Veneto, e la libera associazione Seminati: uno spazio di 72 metri quadri dedicato alla sovranità alimentare, alla salvaguardia della biodiversità, alle filiere corte e “a tutti i temi connessi alla terra come fonte di cibo e di vita”, spiega Eliana Caramelli, di SpiazziVerdi.
Si inizia il 19 settembre alle 20.30, con le “mani in pasta”, per realizzare un grande impasto collettivo di lieviti madre e prepararsi alla lunga “notte dei fermenti viventi”: un libero scambio notturno di semi e fermenti, che continuerà anche nelle giornate successive e sarà mappato su una grande carta del mondo, nella quale ogni seed saver potrà segnare dove porterà i semi della laguna.
“L’aia della laguna” fa parte degli eventi di “Altro futuro”, il primo “Festival della decrescita e della città sostenibile” organizzato da AEres Venezia. Mestre -dal 14 al 16 settembre, in piazza Ferretto- e Venezia -dal 19 al 23, alle Zattere- saranno il palcoscenico di un’esposizione che vuole distinguersi dalle tradizionali fiere del mondo eco, equo e solidale (il programma è su www.altrofuturo.net).
“Il nostro tentativo è quello di demercificare l’offerta della fiera -spiega Massimo Renno, presidente della cooperativa sociale Il filò, socia di AEres-, concentrando l’attenzione sul progetto culturale e, in particolare, sulle buone pratiche, per offrire ai visitatori delle esperienze concrete che stanno andando nella direzione di un modello di crescita diverso”. “Abbiamo scelto di fare una fiera piccola, ma di qualità”, sottolinea Massimo. In piazza Ferretto, a Mestre, ci saranno circa 30 espositori. L’iniziativa ha un costo tra i 50 e i 70mila euro, a carico di AEres, che ha scelto di non avere sponsor, a eccezione del Comune di Venezia (è stato chiesto un finanziamento di 10mila euro, ma mentre scriviamo non sappiamo ancora se sia stato concesso). Alle Zattere, durante il Festival, è possibile degustare gratuitamente caffè, té e snack del commercio equo, oppure usare posate, piatti, taglieri e altri utili strumenti da cucina, durevoli e lavabili, per prepararsi uno spuntino con le materie prime dei produttori biologici locali (sono 7 le aziende agricole socie di AEres), che porteranno i frutti del loro lavoro.
Il futuro ci riporta al presente, o meglio, al “prologo” della Conferenza sulla decrescita: il convegno Gas-Des del 15 e 16 settembre alla Plip, la “centrale dell’altra economia” di Mestre (in via San Donà 145/c, www.centraleplip.it). “(Ri)costruire comunità territoriali capaci di futuro” è il titolo dell’incontro veneziano, organizzato da AEres e dalla rete dei Gas di Venezia (15 su tutto il territorio provinciale, oltre 500 famiglie coinvolte e 110 produttori, il 60% dei quali veneti).
Il programma della Conferenza e degli eventi collaterali è sul sito venezia2012.it.---
Altre fiereDa Venezia alle Marche, la transizione è il filo conduttore tra la Conferenza per la decrescita e la Fiera della sostenibilità, a Fano (Pu, in piazza Amiani) dal 14 al 16 settembre. Giunta alla 7° edizione, è organizzata da Rees Marche E altre realtà locali (fieradellasostenibilita.org).
In Lombardia c’è un’isola di “relazioni ed economie solidali”, nel parco comunale Garibaldi di Villa Guardia (Co): è “L’isola che c’è”, alla sua nona edizione, sabato 22 e domenica 23 settembre. Negli anni l’Isola -organizzata da associazione L’isola che c’è, Rete comasca di economia solidale e Associazione volontariato comasco, con il Centro servizi volontariato- ha sconfinato nel mare dell’economia solidale: dagli 80 espositori del 2003, a 180 (www.lisolachece.org).
Lo stesso fine settimana, 50 chilometri più a Sud, la moda critica, etica e indipendente sfida la fashion week, la settimana milanese dell’alta moda. “So critical, so fashion” porterà l’“altra moda” ai Frigoriferi milanesi (in via Piranesi 10).
Il programma è su www.criticalfashion.it.
Grazie per i commenti.
martedì 4 settembre 2012
domenica 2 settembre 2012
GOOD FOOD, GOOD FARMING
Good food, Good Farming - Marciamo verso Bruxelles
Good Food, Good Farming– Marciamo verso Bruxelles!
Good Food, Good Farming– marciamo verso Bruxelles!
E’ tempo di prezzi equi per gli agricoltori e i consumatori E’ tempo di prendere sul serio il nostro ambiente E’ tempo di sovranità alimentare E’ tempo di garantire un buon cibo e una buona agricoltura ovunque
Inizio: Fine Agosto 2012 in diversi luoghi di tutta l’UE Fine: 19 settembre 2012 a Bruxelles
A Bruxelles si discute del destino della nostra alimentazione e dei nostri agricoltori. Per la prima volta, la riforma dell’agricoltura europea sarà decisa congiuntamente dal Parlamento europeo e dai governi nazionali.
E’ questa la nostra occasione per chiedere una Politica Agricola Comune (PAC) che assicuri buon cibo e una buona agricoltura. E ’il momento di cambiare.
Negli ultimi 50 anni, le nostre tasse sono state impiegate per sostenere la produzione alimentare industrializzata. Questa forma di agricoltura sta minacciando l’esistenza dei nostri agricoltori del Nord e del Sud del mondo. Crea, da un lato, insicurezza alimentare a livello globale e, dall’altro, montagne di rifiuti alimentari. Distrugge l’ambiente perché si basa su un uso eccessivo di fertilizzanti chimici, pesticidi nocivi e combustibili fossili. Gli allevamenti intensivi dipendono dalle importazioni di soia destinata all’alimentazione animale. Questi allevamenti ignorano il benessere degli animali, aggravano il cambiamento climatico e conducono all’abbandono delle aree rurali. Chiediamo una profonda revisione del nostro sistema agroalimentare. La PAC deve cambiare, marciamo per cambiare!
Questa estate, agricoltori, cittadini e giovani provenienti da tutta Europa marceranno verso Bruxelles, a piedi, in bicicletta o con il trattore. Lungo il tragitto, prenderanno parte ad a eventi, azioni e proteste. Invitiamo tutti a venire a Bruxelles il 19 settembre 2012 per chiedere che l’Unione europea assicuri un buon cibo e una buona agricoltura.
Chiediamo una PAC che:
Garantisca agli agricoltori, prezzi sicuri, stabili ed economicamente sostenibili e ai consumatori, prezzi equi. Valorizzi il nostro patrimonio naturale, culturale e culinario. Sostenga le vere aziende agricole, condotte sia dai giovani che dai meno giovani. Non possiamo più permetterci di perdere agricoltori! Leghi direttamente i sussidi a criteri sociali, ambientali e di benessere degli animali. Denaro pubblico per beni pubblici! Ci conduca verso un’agricoltura più verde e più sostenibile, e promuova metodi di produzione agro-ecologici. Rafforzi lo sviluppo sociale ed economico delle comunità rurali. Favorisca la coltivazione di colture proteiche locali per uso mangimistico, piuttosto che alimentare l’importazione di soia. Assicuri una maggiore equità tra vecchi e nuovi Stati membri dell’UE. Ci muova verso la sovranità alimentare. Assuma responsabilità internazionale e assicuri che l’Europa e il Sud del mondo diventino più autosufficienti. Contrasti la speculazione alimentare e ponga fine all’esportazione di prodotti agricoli ad un prezzo inferiore al costo di produzione.
Insieme possiamo far sì che questi cambiamenti accadano per davvero! Per partecipare alla marcia ‘Good Food,’ si prega di contattare Stephanie Roth ai seguenti recapiti: info@goodfoodmarch.eu
+49 30 28482326
www.goodfoodmarch.euGrazie per i commenti.
Good Food, Good Farming– marciamo verso Bruxelles!
E’ tempo di prezzi equi per gli agricoltori e i consumatori E’ tempo di prendere sul serio il nostro ambiente E’ tempo di sovranità alimentare E’ tempo di garantire un buon cibo e una buona agricoltura ovunque
Inizio: Fine Agosto 2012 in diversi luoghi di tutta l’UE Fine: 19 settembre 2012 a Bruxelles
A Bruxelles si discute del destino della nostra alimentazione e dei nostri agricoltori. Per la prima volta, la riforma dell’agricoltura europea sarà decisa congiuntamente dal Parlamento europeo e dai governi nazionali.
E’ questa la nostra occasione per chiedere una Politica Agricola Comune (PAC) che assicuri buon cibo e una buona agricoltura. E ’il momento di cambiare.
Negli ultimi 50 anni, le nostre tasse sono state impiegate per sostenere la produzione alimentare industrializzata. Questa forma di agricoltura sta minacciando l’esistenza dei nostri agricoltori del Nord e del Sud del mondo. Crea, da un lato, insicurezza alimentare a livello globale e, dall’altro, montagne di rifiuti alimentari. Distrugge l’ambiente perché si basa su un uso eccessivo di fertilizzanti chimici, pesticidi nocivi e combustibili fossili. Gli allevamenti intensivi dipendono dalle importazioni di soia destinata all’alimentazione animale. Questi allevamenti ignorano il benessere degli animali, aggravano il cambiamento climatico e conducono all’abbandono delle aree rurali. Chiediamo una profonda revisione del nostro sistema agroalimentare. La PAC deve cambiare, marciamo per cambiare!
Questa estate, agricoltori, cittadini e giovani provenienti da tutta Europa marceranno verso Bruxelles, a piedi, in bicicletta o con il trattore. Lungo il tragitto, prenderanno parte ad a eventi, azioni e proteste. Invitiamo tutti a venire a Bruxelles il 19 settembre 2012 per chiedere che l’Unione europea assicuri un buon cibo e una buona agricoltura.
Chiediamo una PAC che:
Garantisca agli agricoltori, prezzi sicuri, stabili ed economicamente sostenibili e ai consumatori, prezzi equi. Valorizzi il nostro patrimonio naturale, culturale e culinario. Sostenga le vere aziende agricole, condotte sia dai giovani che dai meno giovani. Non possiamo più permetterci di perdere agricoltori! Leghi direttamente i sussidi a criteri sociali, ambientali e di benessere degli animali. Denaro pubblico per beni pubblici! Ci conduca verso un’agricoltura più verde e più sostenibile, e promuova metodi di produzione agro-ecologici. Rafforzi lo sviluppo sociale ed economico delle comunità rurali. Favorisca la coltivazione di colture proteiche locali per uso mangimistico, piuttosto che alimentare l’importazione di soia. Assicuri una maggiore equità tra vecchi e nuovi Stati membri dell’UE. Ci muova verso la sovranità alimentare. Assuma responsabilità internazionale e assicuri che l’Europa e il Sud del mondo diventino più autosufficienti. Contrasti la speculazione alimentare e ponga fine all’esportazione di prodotti agricoli ad un prezzo inferiore al costo di produzione.
Insieme possiamo far sì che questi cambiamenti accadano per davvero! Per partecipare alla marcia ‘Good Food,’ si prega di contattare Stephanie Roth ai seguenti recapiti: info@goodfoodmarch.eu
+49 30 28482326martedì 28 agosto 2012
Buon Compleanno CRISI
Buon compleanno, crisi!
Sono già passati cinque anni, e sembra ieri. Sembra ieri che i mutui subprime
iniziavano a incrinare il sistema finanziario statunitense. Svelando
definitivamente la pericolosità del sistema finanziario globale.
di Pietro Raitano - 21 agosto 2012
Nel novembre 2007 pubblicavamo un dossier dal titolo “La resa dei conti”. Leggete qua: “L’attacco al lavoro è un fenomeno mondiale, come mondiale è il fenomeno della crescita delle Borse e delle banche, l’altra faccia della stessa medaglia. […] È una costante: quando la distribuzione della ricchezza si fa più iniqua, l’economia si avvia verso la finanziarizzazione. Le banche oggi stanno privilegiando il finanziamento alle operazioni speculative. […] Il piano perfetto di un sistema deviato: prima impoverisce la gente e allaga le banche con soldi dei ricchi, poi spinge gli impoveriti a indebitarsi per evitare che il sistema si inceppi. Cerchiamo una soluzione prima che sia troppo tardi”.
Lo scriveva Francuccio Gesualdi su questa rivista, cinque anni fa.
E adesso -siamo nello stesso periodo- leggete qui: “Quella in atto è una correzione, come ce ne sono state altre. No, non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla come quella della new economy. Ultimamente si era esagerato un po’ a prestare denaro, ora è in atto una forte correzione, tutto qui”. E ancora: “Finora non è accaduto nulla di catastrofico, né a mio parere accadrà”. Parole dell’economista Alberto Alesina. Faceva eco il collega Francesco Giavazzi: “La crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda”.
Sempre il 2007. Nel settembre 2008, dopo il fallimento della Lehman, Giavazzi scrive “Ieri è stata una buona giornata per il capitalismo”.
Sappiamo quasi tutto di ciò che -da 5 anni- sta accadendo, cause ed effetti. Sappiamo anche che non ne usciremo finché saremo governati (politicamente, economicamente, culturalmente) da un gruppo di persone che -nel 2012!- parla del sistema economico come se fossimo alla ricerca del Bosone di Higgs: un sistema naturale autoregolamentato.
Parlano di lunedì nero, dicono che la speculazione colpisce di più ad agosto come se si trattasse di incendi causati dalla siccità, ci spiegano che il contagio è iniziato e che siamo nella tempesta.
Salvo forse far finta di niente quando -nel frattempo- vengono fuori gli scandali del tasso Libor manipolato (il prossimo sarà l’Euribor), dei derivati venduti ai Comuni dalla banche (condannate), delle agenzie di rating pilotate, dei 93 milioni di sterline che la lobby della City di Londra spende per convincere i politici. Oppure, glissare sui 4.700 miliardi di euro che, a partire dalla “buona giornata per il capitalismo”, i contribuenti europei e statunitensi hanno versato per salvare il sistema bancario. Sempre bene tenere aggiornato questo dato: i conti li ha fatti Mediobanca, e per l’Italia stiamo parlando di 4,1 miliardi fino al novembre 2011, cui nel frattempo andrebbero forse aggiunti i 2 miliardi di Tremonti bond chiesti da Mps a giugno.
Mentre tutte queste persone parlano, la gente comune fa i conti con la precarietà, la disoccupazione, il taglio dei diritti e un ambiente sempre più deteriorato. E per questo cerca l’alternativa, non nei libri di fisica ma nella prassi, nelle relazioni.
Sull’alternativa noi abbiamo un suggerimento: impariamola dalla filiera del cibo. Quando è virtuosa, è in grado di trasformare tutto: diritti, sicurezza, tutela dell’ambiente, efficienza, recupero, benessere, socialità. E finanza, anche, ma utile allo sviluppo e non “marcia”, per citare l’Economist. Il cibo cambia il mondo.
“I poveri -scrive John Steinbeck in Furore- accorrono con le reti per pescare le patate nel fiume, e le guardie li respingono: accorrono nei loro veicoli sgangherati per cogliere le arance, e le trovano imbevute di petrolio. E restano lì, a veder scorrere le patate nel fiume, a sentire gli strilli dei maiali sgozzati nei fossi e sepolti sotto la calce, a osservare le montagne d’oro liquefarsi in putrida broda. E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia”.
sabato 25 agosto 2012
CORTO&FIENO
A settembre torna Corto e Fieno
The Rural Film Festival
Dal: 14 settembre 2012 al: 16 settembre 2012
Ameno - Miasino - Pettenasco
Dal 14 al 16 settembre torna CORTO E FIENO - Il Festival dedicato al Cinema Rurale!
Sabato 8 settembre anteprima a Romagnano Sesia.
Corto e Fieno guarda non solo alla ruralità italiana, ma anche e soprattutto alla ruralità e al rapporto con la terra in altri paesi d’Europa e del mondo: una ruralità che ci lega a luoghi vicini e lontani.
In concorso ci saranno film dal Brasile, dalla Francia, dall’Irlanda, dalla Svizzera, dall’Olanda, dalla Spagna e da tutta l’Italia. Per di più, moltissimi di questi film guardano e documentano un altro paese ancora: il Kosovo, il Burkina Faso, l’Etiopia, la Bosnia-Erzegovina, il Marocco.
La sezione Sempreverde è dedicata alla figura delle mondine: il riso viene coltivato poco lontano dai luoghi di Corto e Fieno e molti di noi sono cresciuti con i racconti di nonne e zie che hanno lavorato una vita con le gambe immerse nell’acqua e la schiena abbassata.
Sarà una tre giorni davvero ricca: ci accompagneremo a supereroi, galline, allevatori, maiali, raccoglitori di mirtilli, punk, cavalli, polente, pescatori, bergamottari, capre, bufale e mozzarelle, distese di menta, olivi, orti, vigneti, vini, pozzi e pascoli. Naturalmente anche quest’anno è confermata l’ormai mitica proiezione in stalla.
Scarica il PROGRAMMA!
Scarica il Comunicato Stampa
On line il sito ufficiale cortoefieno.it
http://www.cortoefieno.it/ ùGrazie per i commenti.
Sabato 8 settembre anteprima a Romagnano Sesia.
Corto e Fieno guarda non solo alla ruralità italiana, ma anche e soprattutto alla ruralità e al rapporto con la terra in altri paesi d’Europa e del mondo: una ruralità che ci lega a luoghi vicini e lontani.
In concorso ci saranno film dal Brasile, dalla Francia, dall’Irlanda, dalla Svizzera, dall’Olanda, dalla Spagna e da tutta l’Italia. Per di più, moltissimi di questi film guardano e documentano un altro paese ancora: il Kosovo, il Burkina Faso, l’Etiopia, la Bosnia-Erzegovina, il Marocco.
La sezione Sempreverde è dedicata alla figura delle mondine: il riso viene coltivato poco lontano dai luoghi di Corto e Fieno e molti di noi sono cresciuti con i racconti di nonne e zie che hanno lavorato una vita con le gambe immerse nell’acqua e la schiena abbassata.
Sarà una tre giorni davvero ricca: ci accompagneremo a supereroi, galline, allevatori, maiali, raccoglitori di mirtilli, punk, cavalli, polente, pescatori, bergamottari, capre, bufale e mozzarelle, distese di menta, olivi, orti, vigneti, vini, pozzi e pascoli. Naturalmente anche quest’anno è confermata l’ormai mitica proiezione in stalla.
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On line il sito ufficiale cortoefieno.it
venerdì 24 agosto 2012
LO SPREAD DEL CIBO
Lo spread del cibo
— 23 agosto 2012 1
di PIERLUIGI SULLO
Rubrica “Democrazia km zero” dal manifesto di giovedì 23 agosto.
Ieri era “la giornata più calda dell’anno”. Ed era uno dei due titoli principali dei quotidiani (l’altro era: “L’Italia salva nel 2013”, parola di Fitch e Moody’s, le agenzie di rating più odiate al mondo). Qui sul lago di Bolsena, dove mi trovo, non piove da un paio di mesi e quando vado a fare il bagno c’è gente che indica sconsolata quanto basso sia il livello dell’acqua. Un amico, che lavora per l’acquedotto, racconta che perfino in una zona che pare una spugna, tanta acqua c’è, ci sono difficoltà di approvvigionamento: “E’ che c’è molta gente è scappata dalla città e adesso deve annaffiare il suo prato e riempire la sua piscina”. Meno male che, secondo le previsioni, sabato prossimo pioverà. Quindi è tutto a posto.
Ma ne siamo certi? Negli Stati uniti questa estate vi è stata la peggiore siccità da più di mezzo secolo, che ha provocato un brusco aumento dei prezzi alimentari nel mercato mondiale. Quattro o cinque anni fa, un fenomeno simile provocò rivolte per il cibo in una trentina di paesi. Così che la Fao ha ufficialmente chiesto che la si smetta di usare i cereali per produrre etanolo da mescolare alla benzina: negli Usa, il 40 per cento del mais viene usato così. La Fao avrebbe dovuto aggiungere altro: che concentrare la produzione di cibo di base in due o tre posti nel mondo significa creare una enorme dipendenza di tutti gli altri. O che bisognerebbe smetterla con l’allevamento intensivo per produrre carne (consumando enormi quantità d’acqua). O, ancora, quel che spiega, sul sito (www.outraspalavras.net) del mio amico Antonio Martins, brasiliano e uno dei fondatori del Forum sociale mondiale, una ricercatrice londinese, Amy Horton. La quale cita tale Peter Sorrentino, amministratore statunitense di hedge funds: grazie alla siccità “si è aperto il rubinetto dei soldi”.
In giugno, racconta Horton citando la Barklays Bank, “i mercati dei derivati agricoli sono stati inondati da 89 miliardi di dollari di denaro speculativo”: forse spinti da Monti a cambiare bersaglio. Questo significa, dice sempre l’articolo citando questa volta una ricerca del New England complex systems institute, che nei mercati mondiali degli alimenti si creerà una bolla speculativa che provocherà “un inevitabile picco dei prezzi nel 2013”: fenomeno che la siccità sta accelerando. La speculazione gioca sul fatto che il sistema agricolo “dipende sempre di più dalle negoziazioni volatili di un pugno di cereali-chiave”.
“I movimenti per la sicurezza alimentare – conclude Horton – rivendicano diversità di coltivazioni più resistenti ai mutamenti climatici e controllate localmente”. Infatti, il 19 settembre arriverà a Bruxelles, per esigere un cambiamnento delle politiche agricole europee, la “Good food march”, promossa da Slow Food, Via Campesina, e altri: agricoltori, cittadini, giovani, ci arriveranno in bici, con i trattori, ecc. Si parte il prossimo 25 agosto da Monaco di Baviera, dove si svolgerà Teller Statt Tonne (“Piatto, non rifiuto”): si cucineranno cose buone con la verdura scartata dai supermercati. In Europa si getta via la metà del cibo.
Grazie per i commenti.
giovedì 23 agosto 2012
E' TEMPO DI BILANCI DI GIUSTIZIA
Un mondo diverso già esiste, parola di "Bilanci di giustizia"
Le famiglie aderenti alla rete dedicano il loro incontro annuale al tema "Vogliamo crescere decrescendo".
A partire dai numeri, quello dei "bilanci" familiari mensili analizzati
dalla segreteria, è possibile scoprire che ci sono in Italia persone in
grado di aiutare il governo a capire "come uscire dalla crisi",
cambiando stile di vita
Estate, tempo di vacanze, ma anche di pensieri e riflessioni. E
se in una nota località balneare della costa adriatico romagnola,
qualche migliaio di persone si ritroveranno come sempre in un meeting per discutere di politica, affari e forse pure delle variopinte camicie del loro discusso leader,
nella stessa regione, al centro della penisola e precisamente sulle
montagne dell’Appennino, qualche centinaio di altre persone, sicuramente
ben diverse dalle precedenti, si incontreranno per confrontarsi sul
loro stile di vita. E questa, sì, è buona politica.
Si tratta, infatti, dell’incontro nazionale delle famiglie aderenti alla Campagna “Bilanci di Giustizia”, che si terrà a Fanano, sull’Appennino modenese, dal 23 al 26 agosto. Il tema di quest’anno sarà “Vogliamo crescere decrescendo”, e in un momento come questo -in cui la crisi profonda dell’economia sta disarticolando un po’ tutto e tutti- il titolo dato al loro incontro è già tutto un programma.
Giunta al suo diciannovesimo anno di età, la Campagna mostra che un diverso stile di vita è possibile e assolutamente necessario, anche alla luce della grave crisi economica che attraversiamo.
Infatti dopo i precedenti incontri in cui sono stati approfonditi temi concreti, quali il consumo sostenibile, l’acqua, la finanza, l’energia, il lavoro, la politica e la Costituzione, quest’anno i “bilancisti” vogliono dimostrare che a loro questa crisi non mette paura, perché hanno tutti gli strumenti per affrontarla e superarla.
Continuano a porsi domande, a modificare il loro stile di vita e il loro modo di consumare per ricercare un nuovo equilibrio con la natura e con le cose, svincolandosi dalle regole di questo mercato, che produce, da un lato benessere e ricchezza per alcuni e dall’altro, povertà e miseria per tanti. E di tutto ciò non vogliono essere più complici.
Nella loro sete di giustizia nei rapporti Nord-Sud, le famiglie aderenti alla Campagna, avendo sempre presente il loro prezioso strumento di lavoro quotidiano, che è la scheda di bilancio mensile, approfondiranno in questo loro incontro nazionale, il tema della decrescita, che ben si lega con un altro aspetto che da sempre li contraddistingue, la sobrietà.
“In questo tempo di profonda trasformazione economica e culturale -dice il loro coordinatore nazionale, don Gianni Fazzini– un migliaio di famiglie 'bilanciste' hanno attuato, nei 36 gruppi locali sparsi in tutta la penisola, percorsi di revisione dei consumi inseriti nelle diverse realtà territoriali. Questi percorsi hanno in comune la metodica revisione del bilancio familiare attuata innanzitutto in famiglia e condivisa e confrontata poi mensilmente nel gruppo locale. La riproposta dell’autoproduzione, in tutti i campi del quotidiano, il reinserirsi nei ritmi naturali, la ricostruzione del tessuto sociale a partire da iniziative locali, sono alcune delle piste di ricerca maggiormente sperimentate. La segreteria nazionale, a Venezia Marghera, coordina la Campagna e promuove i contatti tra tutti i partecipanti. L’incontro di Fanano sarà per noi lo spazio per condividere ciò che si sta vivendo e per prendere consapevolezza del valore esistenziale e politico di questo movimento unico in Europa.
La scelta del luogo dell’incontro non è stata casuale, bensì legata al desiderio di rendere visibile uno stile in sintonia con la campagna e con il tema scelto questo anno”.
Ospiti e relatori dell’incontro, che avranno anche il compito di stimolare la discussione, saranno: Emanuela D’Angelo (coautrice del libro “Gli alberi non crescono fino al cielo”), Maurizio Pallante del movimento per la decrescita, Francuccio Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano (Pisa) e un rappresentante di Sbilanciamoci.
Antonella Valer, insegnante di Economia e diritto presso le scuole superiori, nonché storica aderente alla Campagna, relazionerà sul recente simposio organizzato dal Wuppertal Institute dal titolo: “L’economia della sufficienza: ciò che manca all’agenda di Rio…”.
Anche quest’anno non mancheranno gli utili laboratori pratico teorici e totalmente autogestiti, nei quali si potranno apprendere le buone pratiche e il saper fare. Inoltre saranno organizzate attività e iniziative a tema per i più piccoli suddivisi per fasce di età e per gli adolescenti riuniti nel gruppo “Fuorirotta”.
L’ultimo giorno sarà presentato il rapporto annuale, che contiene i dati informativi ed economici inviati mensilmente alla segreteria nazionale da ogni famiglia aderente che, una volta sapientemente assemblati, sono un ottimo indicatore statistico e di confronto con i dati della “famiglia tipo” italiana studiata dall’Istat. L’esempio fornito da ogni famiglia fa comprendere che, con un po’ di impegno e sobrietà, è possibile modificare il nostro stile di vita secondo criteri di giustizia. E che un mondo diverso è possibile e necessario, e già esiste da 19 anni.
Si tratta, infatti, dell’incontro nazionale delle famiglie aderenti alla Campagna “Bilanci di Giustizia”, che si terrà a Fanano, sull’Appennino modenese, dal 23 al 26 agosto. Il tema di quest’anno sarà “Vogliamo crescere decrescendo”, e in un momento come questo -in cui la crisi profonda dell’economia sta disarticolando un po’ tutto e tutti- il titolo dato al loro incontro è già tutto un programma.
Giunta al suo diciannovesimo anno di età, la Campagna mostra che un diverso stile di vita è possibile e assolutamente necessario, anche alla luce della grave crisi economica che attraversiamo.
Infatti dopo i precedenti incontri in cui sono stati approfonditi temi concreti, quali il consumo sostenibile, l’acqua, la finanza, l’energia, il lavoro, la politica e la Costituzione, quest’anno i “bilancisti” vogliono dimostrare che a loro questa crisi non mette paura, perché hanno tutti gli strumenti per affrontarla e superarla.
Continuano a porsi domande, a modificare il loro stile di vita e il loro modo di consumare per ricercare un nuovo equilibrio con la natura e con le cose, svincolandosi dalle regole di questo mercato, che produce, da un lato benessere e ricchezza per alcuni e dall’altro, povertà e miseria per tanti. E di tutto ciò non vogliono essere più complici.
Nella loro sete di giustizia nei rapporti Nord-Sud, le famiglie aderenti alla Campagna, avendo sempre presente il loro prezioso strumento di lavoro quotidiano, che è la scheda di bilancio mensile, approfondiranno in questo loro incontro nazionale, il tema della decrescita, che ben si lega con un altro aspetto che da sempre li contraddistingue, la sobrietà.
“In questo tempo di profonda trasformazione economica e culturale -dice il loro coordinatore nazionale, don Gianni Fazzini– un migliaio di famiglie 'bilanciste' hanno attuato, nei 36 gruppi locali sparsi in tutta la penisola, percorsi di revisione dei consumi inseriti nelle diverse realtà territoriali. Questi percorsi hanno in comune la metodica revisione del bilancio familiare attuata innanzitutto in famiglia e condivisa e confrontata poi mensilmente nel gruppo locale. La riproposta dell’autoproduzione, in tutti i campi del quotidiano, il reinserirsi nei ritmi naturali, la ricostruzione del tessuto sociale a partire da iniziative locali, sono alcune delle piste di ricerca maggiormente sperimentate. La segreteria nazionale, a Venezia Marghera, coordina la Campagna e promuove i contatti tra tutti i partecipanti. L’incontro di Fanano sarà per noi lo spazio per condividere ciò che si sta vivendo e per prendere consapevolezza del valore esistenziale e politico di questo movimento unico in Europa.
La scelta del luogo dell’incontro non è stata casuale, bensì legata al desiderio di rendere visibile uno stile in sintonia con la campagna e con il tema scelto questo anno”.
Ospiti e relatori dell’incontro, che avranno anche il compito di stimolare la discussione, saranno: Emanuela D’Angelo (coautrice del libro “Gli alberi non crescono fino al cielo”), Maurizio Pallante del movimento per la decrescita, Francuccio Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano (Pisa) e un rappresentante di Sbilanciamoci.
Antonella Valer, insegnante di Economia e diritto presso le scuole superiori, nonché storica aderente alla Campagna, relazionerà sul recente simposio organizzato dal Wuppertal Institute dal titolo: “L’economia della sufficienza: ciò che manca all’agenda di Rio…”.
Anche quest’anno non mancheranno gli utili laboratori pratico teorici e totalmente autogestiti, nei quali si potranno apprendere le buone pratiche e il saper fare. Inoltre saranno organizzate attività e iniziative a tema per i più piccoli suddivisi per fasce di età e per gli adolescenti riuniti nel gruppo “Fuorirotta”.
L’ultimo giorno sarà presentato il rapporto annuale, che contiene i dati informativi ed economici inviati mensilmente alla segreteria nazionale da ogni famiglia aderente che, una volta sapientemente assemblati, sono un ottimo indicatore statistico e di confronto con i dati della “famiglia tipo” italiana studiata dall’Istat. L’esempio fornito da ogni famiglia fa comprendere che, con un po’ di impegno e sobrietà, è possibile modificare il nostro stile di vita secondo criteri di giustizia. E che un mondo diverso è possibile e necessario, e già esiste da 19 anni.
Grazie per i commenti.
lunedì 13 agosto 2012
TERRE FUTURE
Aggiornamenti su “Terre Future”a cura di Sabrina Menestrina
Un primo articolo sulla fondazione Terre Future era comparso sul primo notiziario 2012 scaricabile da www.biodinamica.org
La terra come bene comune è un tema sempre più rilevante nei pubblici dibattiti. L’Associazione Terre Future sta proprio in questi giorni sperimentando che alleanze allargate sono non solo più efficienti di uno stretto corporativismo, ma imprescindibili nel momento in cui si vuole cambiare qualcosa nel mondo. Il 22 giugno l’Associazione ha allargato la propria compagine sociale e il consiglio direttivo tra cui spiccano Sefea, Ass. Agricoltura Biodinamica, Cooperativa “Primavera”, Federbio, Fondazione Iris, Terre dell’Oasi WWF, Aiab e altri, in arrivo. Ricordo brevemente che lo scopo dell’associazione è la promozione di un utilizzo socialmente ed ecologicamente sostenibile della terra tramite un rapporto equilibrato tra uomo e natura, che rispetti il paesaggio e gli ecosistemi. Tale scopo verrà in particolare articolato su tre fronti:
1. promuovere e sostenere le attività in ambito rurale dedicate all’agricoltura biologica e biodinamica; 2. favorire la creazione di reti ampie di supporto alle iniziative di cui sopra (tra generazioni, tra città e campagna, tra agricoltori e consumatori, tra agricoltori e pianificatori, etc.);
3. sensibilizzare la collettività sul tema della terra e della sua corretta gestione.
In particolare, si vuole creare, nel contesto italiano, un’iniziativa che permetta nel lungo termine di sviluppare attività economiche in ambito rurale, costruendo attorno ad esse una rete di supporto che possa offrire servizi adeguati (finanziari, commerciali, formativi di accompagnamento, etc.) arrivando ad influenzare anche il dibattito politico sul tema agricolo.
La situazione italiana (si veda tabella riferita al 2010) parla di una perdita del 10% della superficie agricola in 10 anni e del 30 – 40% delle aziende agricole. In Italia, inoltre, il costo della terra per ettaro e 8 – 15 volte superiore rispetto alla Francia, per esempio.
Adattandosi alle necessità del contesto agricolo nazionale, l’iniziativa italiana vuole concentrarsi in particolare su 2 di queste:
1. difficoltà di accesso al credito
2. difficoltà di accesso alla terra
L’obiettivo è quello di individuare ed utilizzare uno o più strumenti adatti a dare una risposta a tali problematicità, attraverso la raccolta di risorse da poter impegnare su questi due fronti (donazioni – prestiti infruttiferi a lungo termine – raccolta di risparmio per acquisizione di terreni e erogazione di finanziamenti agevolati).
Questa iniziativa mira a sostenere gli agricoltori biologici/biodinamici in percorsi trasparenti che consentano la loro sopravvivenza. Tutte le fattorie saranno affittate agli agricoltori per lunghi periodi, con criteri e con regole speciali e non sarà prevista solo un’agricoltura biologica o biodinamica, ma anche la cura e manutenzione del territorio con le sue siepi, i suoi alberi, le vecchie strutture murarie, etc. Si sta ideando un nuovo contratto civile affinché gli agricoltori e gli “azionisti” di questo progetto si uniscano per creare un paesaggio orientato al futuro creando aree statutariamente vincolate all’agricoltura biologica e biodinamica. Questo è un progetto per salvare l’Italia e costruire il futuro del Paese e verrà ufficialmente presentato a fine ottobre al salone Terra Madre a Torino.
Per informazioni:
g.pinaffo@sefea.org ;
fabi.ion@gmail.com
Grazie per i commenti.
Un primo articolo sulla fondazione Terre Future era comparso sul primo notiziario 2012 scaricabile da www.biodinamica.org
La terra come bene comune è un tema sempre più rilevante nei pubblici dibattiti. L’Associazione Terre Future sta proprio in questi giorni sperimentando che alleanze allargate sono non solo più efficienti di uno stretto corporativismo, ma imprescindibili nel momento in cui si vuole cambiare qualcosa nel mondo. Il 22 giugno l’Associazione ha allargato la propria compagine sociale e il consiglio direttivo tra cui spiccano Sefea, Ass. Agricoltura Biodinamica, Cooperativa “Primavera”, Federbio, Fondazione Iris, Terre dell’Oasi WWF, Aiab e altri, in arrivo. Ricordo brevemente che lo scopo dell’associazione è la promozione di un utilizzo socialmente ed ecologicamente sostenibile della terra tramite un rapporto equilibrato tra uomo e natura, che rispetti il paesaggio e gli ecosistemi. Tale scopo verrà in particolare articolato su tre fronti:
1. promuovere e sostenere le attività in ambito rurale dedicate all’agricoltura biologica e biodinamica; 2. favorire la creazione di reti ampie di supporto alle iniziative di cui sopra (tra generazioni, tra città e campagna, tra agricoltori e consumatori, tra agricoltori e pianificatori, etc.);
3. sensibilizzare la collettività sul tema della terra e della sua corretta gestione.
In particolare, si vuole creare, nel contesto italiano, un’iniziativa che permetta nel lungo termine di sviluppare attività economiche in ambito rurale, costruendo attorno ad esse una rete di supporto che possa offrire servizi adeguati (finanziari, commerciali, formativi di accompagnamento, etc.) arrivando ad influenzare anche il dibattito politico sul tema agricolo.
La situazione italiana (si veda tabella riferita al 2010) parla di una perdita del 10% della superficie agricola in 10 anni e del 30 – 40% delle aziende agricole. In Italia, inoltre, il costo della terra per ettaro e 8 – 15 volte superiore rispetto alla Francia, per esempio.
Adattandosi alle necessità del contesto agricolo nazionale, l’iniziativa italiana vuole concentrarsi in particolare su 2 di queste:
1. difficoltà di accesso al credito
2. difficoltà di accesso alla terra
L’obiettivo è quello di individuare ed utilizzare uno o più strumenti adatti a dare una risposta a tali problematicità, attraverso la raccolta di risorse da poter impegnare su questi due fronti (donazioni – prestiti infruttiferi a lungo termine – raccolta di risparmio per acquisizione di terreni e erogazione di finanziamenti agevolati).
Questa iniziativa mira a sostenere gli agricoltori biologici/biodinamici in percorsi trasparenti che consentano la loro sopravvivenza. Tutte le fattorie saranno affittate agli agricoltori per lunghi periodi, con criteri e con regole speciali e non sarà prevista solo un’agricoltura biologica o biodinamica, ma anche la cura e manutenzione del territorio con le sue siepi, i suoi alberi, le vecchie strutture murarie, etc. Si sta ideando un nuovo contratto civile affinché gli agricoltori e gli “azionisti” di questo progetto si uniscano per creare un paesaggio orientato al futuro creando aree statutariamente vincolate all’agricoltura biologica e biodinamica. Questo è un progetto per salvare l’Italia e costruire il futuro del Paese e verrà ufficialmente presentato a fine ottobre al salone Terra Madre a Torino.
Per informazioni:
g.pinaffo@sefea.org ;
fabi.ion@gmail.com
Grazie per i commenti.
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