mercoledì 26 febbraio 2014

LA POSTA IN GIOCO e LA FANTASIA AL POTERE

Il governo Letta ha poca fantasia, e così ha scelto di intervenire per ridurre il debito pubblico ricorrendo a nuove privatizzazioni. L'attenzione dei media si è concentrato sul pezzo senz'altro più pregiato a finire sul mercato, che è Poste Italiane spa. L'elenco delle società di cui è prevista la privatizzazione, nell'ambito della misura M17 del piano denominato "Destinazione Italia" ("Valorizzare le società partecipate dallo Stato anche con la predisposizione di un piano di dismissioni", destinazioneitalia.gov.it), è però più ampia, e contiene anche il nome di società che non sono propriamente partecipate dallo Stato. Sono Fincantieri, Snam e Terna. La prima è controllata da Fintecna, che a sua volta è una società del perimetro di Cassa depositi e prestiti (Cdp). La seconda e la terza -che gestiscono la rete gas e la rete di trasmissione elettrica- sono nella pancia di Cdp Reti, anch'essa controllata da Cdp, di cui verrà venduto il 49 per cento. 


L'intervento del governo, quindi, supera i confini delle società direttamente controllate dal Tesoro, per andare a "intervenire" sulle scelte industriali di un soggetto che dovrebbe essere terzo, cioè la Cassa depositi e prestiti, una società per azioni di cui il ministero è (solo) azionista di maggioranza. Lo dimostra anche la vicenda degli immobili degli enti locali acquistati dal Comparto Extra del Fondo italiano per la valorizzazione, investendo 190 milioni di euro per un'operazione avviata il 30 novembre 2013 e realizzata tra Natale e Capodanno, che ricostruiamosul numero di febbraio di Altreconomia

Tutto questo insegna, se mai ce ne fosse bisogno, che la politica conserva un potere d'indirizzo delle azioni di Cassa depositi e prestiti, e -quindi- potrebbe esercitarlo anche nella direzione auspicata nel libro "La posta in gioco" e dal Forum per una nuova finanza pubblica e sociale

Il governo -o il Parlamento, che ha recentemente nominato i membri di una Commissione parlamentare di vigilanza- dovrebbe perciò intervenire per limitare la capacità d'intervento di Cdp nei salvataggi di fallimentari progetti infrastrutturali, come la Tangenziale Est esterna di Milano o il Passante di Mestre. Dovrebbe garantire il rispetto e la piena attuazione dei referendum del giugno 2011, e quindi "ritirare" il proprio Fondo strategico italiano dal capitale della società nata dalla fusione tra Hera spa e Acegas-Aps spa, entrambe multiutility quotate in Borsa. 
Dovrebbe -anche- frenare l'ingresso dello stesso Fondo strategico italiano inFiniper, un'altra operazione annunciata nel corso del 2013. Secondo i comunicati diffusi, l'investimento nella società -che possiede 26 ipermercati a insegna “Iper, La Grande i” e 170 supermercati a insegna “Unes”- dovrebbe essere di 100 milioni di euro. 
Al governo basterebbe leggere i risultati di una recente indagine dell'Antitrust, che certifica “un aumento del potere di mercato della grande distribuzione organizzata nei rapporti commerciali con i fornitori, anche attraverso un rafforzamento del ruolo delle centrali di acquisto, i cui effetti si riverberano non solo sulle condizioni economiche nel mercato a monte dell’approvvigionamento ma anche in quello a valle delle vendite, con possibili ripercussioni a danno dei consumatori finali” (leggi qui un approfondimento di Ae), per capire che una ulteriore espansione del settore potrebbe essere deleteria per l'economia. E basterebbe leggere "Un'economia nuova, dai Gas alla zeta" (Altreconomia edizioni) per capire che questi 100 milioni di euro potrebbero essere suddivisi in 107 fondi da circa un milioni di euro, da investire in ogni provincia italiana per sostenere lo sviluppo di progetti di filiera corta biologica e locale.

Forse per immaginare soluzioni di questo tipo serve ricorrere a un po' di fantasia, e -ovviamente- volontà politica. 
Volontà politica che potrebbe portare il governo ad "imporre" a Cassa depositi e prestiti la raccolta di capitali tramite "libretti di risparmio di scopo". In questo modo, ad esempio, potrebbe essere inaugurato un risparmio dedicato a "La ricostruzione dell'Aquila", invitando gli italiani a sottoscrivere la realizzazione della più "grande opera" del Paese, per cui sono necessarie provviste per 10 miliardi di euro. Se il governo non ha la liquidità per realizzare gli interventi sullo straordinario patrimonio artistico del capoluogo abruzzese, in questo modo potrebbe ricavare le risorse da anticipare -remunerando adeguatamente il risparmio dei cittadini italiani-. 

Invece, pare che il fondo F2i -fondo d'investimento guidato da Vito Gamberale e partecipato da Cdp- stia immaginando di acquistare in cordata con altri dal ministero del Tesoro l'ENAV, cioè l'Ente nazionale di assistenza al volo. Qualcuno, dalle parti di Palazzo Chigi, si renderà conto che quest'operazione potrebbe presentare dei profili di conflitto d'interesse, dato che F2i è azionista della società che gestiscono gli scali di Torino, Milano (Malpensa e Linate), Bergamo, Bologna, Firenze e Napoli, pari a oltre un terzo del mercato italiano.
Grazie per i commenti.

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