giovedì 27 dicembre 2012

PER UN ECONOMIA SOCIALE




Priorità all'economia equa e sostenibile
Per un'economia sociale: manifesto per un'Italia sostenibile 40 personalità della società civile italiana lanciano richieste precise a partiti e forze politiche in vista delle prossime elezioni. Tra i firmatari Aldo Bonomi, Roberto Burdese, Leonardo Becchetti, Walter Ganapini, Ugo Mattei, Edoardo Patriarca

Non un manifesto politico tradizionale. Non un programma di partito. E neppure una nuova lista elettorale. “Piuttosto una messa a fuoco chiara di una prospettiva di cambiamento - basata su esperienze e pratiche concrete - finalizzata a smuovere l’agenda politica e a trovare soluzioni sostenibili ai gravi problemi che attanagliano l’Italia”.
I firmatari del Manifesto “Per un'economia sociale”, chiedono che partiti e movimenti che si presenteranno alle prossime elezioni ne considerino i contenuti in vista della definizione dei propri programmi e della propria azione.

Tra coloro che lo hanno promosso un ampio spettro della società civile italiana: figure storiche della cooperazione sociale, dirigenti del commercio equo e solidale, promotori della finanza etica, fianco a fianco con riconosciuti esponenti dell’ambientalismo, del consumo critico, del volontariato d’ispirazione cristiana, delle organizzazioni non governative.
Al cuore del Manifesto la proposta di un’economia sociale incardinata nel territorio come orizzonte di riferimento per la lotta alla disoccupazione e all’esclusione sociale, ma anche per la transizione verso modelli di produzione ecologicamente sostenibili. Dunque riscoperta del mutualismo e della cooperazione, valorizzazione del capitale sociale, beni comuni, welfare territoriale, nuovo regionalismo europeo, nuove partnership tra enti pubblici, soggetti non profit e aziende socialmente responsabili in funzione della creazione di lavoro e della valorizzazione dell’ambiente.

Proposte concrete e percorribili, che tengono al centro lo sviluppo locale e il governo del territorio, ma che richiedono quadri normativi nazionali e leggi di stabilità finanziaria di segno ben diverso da quello corrente. Proposte che implicano un cambio di rotta politica, a cui possono utilmente concorrere le idee, le esperienze e le persone della società civile che in questi anni si sono concretamente impegnate nella costruzione di un paese sostenibile e solidale.

Il manifesto e la lista dei firmatario possono essere scaricati all'indirizzo http://peruneconomiasociale.wordpress.com/
 


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LA Banca della Terra


domenica 23 dicembre 2012

Regione Toscana - ecco la Banca della Terra

Certamente un'operazione lungimirante quella della Regione Toscana, che finalmente si preoccupa per il proprio Demanio e rende disponibili le risorse pubbliche ai cittadini, in particolare a chi vuol fare agricoltura.
Bisogna però tener presente anche l'interesse della Regione nel creare una metodologia "pulita" per vendere quelle parti del Demanio, terreni che non avrebbero bisogno di essere alienati a privati, ma solo affittati, con la proprietà che rimane pubblica e quindi dei cittadini.
In un periodo in cui la tendenza a privatizzare i Beni Comuni (Acqua, Servizi, Terra etc) è illegittimamente perpetrato a danno del patrimonio della Comunità dei cittadini, questa operazione ha dei risvolti nelle intenzioni non ancora del tutto chiari.
C'è da aggiungere che non è presentato nel Progetto nessun metodo agroecologico o vincolo per un'ecosostenibilità delle coltivazioni, ma solo un accenno a buone pratiche agricole e agricoltura meccanizzata.

Toscana/Consiglio: con 'Banca Terra' demanio a giovani agricoltori

18 Dicembre 2012 - 18:48

(ASCA) - Firenze, 18 dic - Offrire le terre del demanio regionale toscano ai giovani agricoltori. E' l'obiettivo con cui nascono l'ente 'Terre regionali Toscane' e la 'Banca della Terra'. Il via libera e' arrivato dal Consiglio regionale.

'Terre regionali toscane' sara' un ente pubblico non economico dipendente dalla Regione che permettera' di gestire in maniera piu' razionale ed efficace tutto il patrimonio fondiario della Regione Toscana (l'azienda agricola di Alberese, quella di Cesa), il rapporto con il Parco di San Rossore (Pisa) ma anche altre tenute (ad esempio quella di Suvignano, confiscata alla mafia, se sara' attribuita alla Regione). In questo contesto nascera' la 'Banca della Terra', che rappresenta il primo esempio in Europa di strumento pubblico volto a favorire l'accesso degli imprenditori privati, in particolare dei giovani agricoltori, ai terreni agricoli e forestali del demanio regionale. La banca della terra conterra' l'inventario completo di tutti i terreni e aziende agricole di proprieta' pubblica e privata disponibili per operazioni di affitto, concessione e compravendita.

''Sono orgoglioso - ha detto l'assessore all'agricoltura Gianni Salvadori - di questa legge, che e' stata approvata all'unanimita' dal Consiglio Regionale della Toscana e che rappresenta un contributo importante per raggiungere gli obiettivi di dare un'opportunita' di lavoro ai giovani e non solo, garantire il presidio del territorio anche di zone marginali, razionalizzare la gestione dei terreni di proprieta' pubblica e avere una migliore gestione del patrimonio agroforestale, fondamentale per la prevenzione del rischio idrogeologico. Con questa formulazione - ha continuato Salvadori - la legge e' la prima in Europa e ci consentira' di recuperare oltre 100 mila ettari di terreno che negli ultimi 28 anni erano stati abbandonati''.

Banca della Terra

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giovedì 20 dicembre 2012

mercoledì 12 dicembre 2012

FRUTTA A SCUOLA ?


Frutta a scuola "corrotta". 11 arresti al min. dell'agricoltura

Viaggi, ville e regali extra lusso in cambio di appalti dal destino pilotato. Nei guai anche Giuseppe Ambrosio, ex capo di Gabinetto dei ministri Luca Zaia e Giancarlo Galan. Lucravano sulla frutta nelle mense scolastiche e nelle campagne di informazione.




Funzionari ministeriali corrotti, scattano le manette. Stamane all'alba la polizia tributaria della guardia di finanza in ambito di una vasta operazione del Comando provinciale di Roma ha portato a compimento 11 arresti per reati contro la pubblica amministrazione. Game over per funzionari, dirigenti ed imprenditori che illecitamente avevano pilotato e danneggiato l'operato della pubblica amministrazione. Tra loro anche nomi illustri: custodia cautelare per Giuseppe Ambrosio, ex capo di Gabinetto dei ministri Luca Zaia e Giancarlo Galan. Ambrosio è l’attuale capo della segreteria del sottosegretario Franco Braga. Dal maggio scorso Ambrosio è anche direttore del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. Il reato ipotizzato dai magistrati è corruzione e turbativa d'asta. Un giro d'affari di circa 32 milioni: distribuiti in viaggi, regali lussuosi e denaro cash. Parzialmente recuperabili dai 22 milioni di beni sequestrati: 43 tra terreni e fabbricati, 10 tra autoveicoli e motocicli e numerosi conti correnti, depositi titoli e polizze assicurative. Tra essi ville con piscina, residenze romane e auto di lusso.Tra i bandi pilotati si citano “FOOD4U”, per la realizzazione di campagne di sensibilizzazione rivolte a scuole italiane ed europee sull’importanza di una consapevole alimentazione (3.780.000 euro) e “FRUTTA NELLE SCUOLE”, finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari (un giro d'affari di oltre 13 milioni di euro). Altri contributi pubblici sono invece serviti per finanziare iniziative quali “La Giornata Nazionale dell’Agricoltura” (154.800 euro) e “L’Asta Internazionale del Tartufo” (263.210), quest’ultima attraverso BUONITALIA S.p.a (società interamente partecipata dal MIPAAF). Insomma un bel gruzzolo di soldi pubblici. Sempre secondo l'accusa l'alto dirigente avrebbe ottenuto l’omessa vigilanza edilizia volta a favorire l'abusivismo nelle ville proprie in territori (Todi e Maratea) in cambio dellosblocco di alcuni contributi pubblici.
LE INDAGINI - In esecuzione di una ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Roma, dott.ssa Flavia Costantini, le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale e coordinate dal Procuratore Aggiunto dott. Nello Rossi e dal Sostituto Procuratore dott. Stefano Fava del gruppo “reati contro l’economia” hanno ricostruito puntualmente i redditi ed il patrimonio dei due coniugi, dal 1993 al 2008, accertando una sproporzione di oltre 925.000 euro tra entrate e uscite. Le evidenze probatorie raccolte hanno portato il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma all’emissione di 11 ordinanze di custodia cautelare, delle quali 6 in carcere e 5 agli arresti domiciliari.


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AGROMAFIE E CAPORALATO


Agromafia e caporalato, il primo rapporto sull'Italia


La ricerca dell'Osservatorio Placido Rizzotto presentata dalla Flai Cgil, il sindacato del settore agroalimentare. L'illegalità è in continua espansione. 400mila persone vittime del caporalato. 27 clan nel business dell'agro- ed ecomafia
Agromafia e caporalato, il primo rapporto sull'Italia
Illegalità e caporalato nel settore agricolo sono in continua espansione. Da Nord a Sud. Agrumi, angurie, pomodori sono le principali colture “seguite” dalla criminalità organizzata, ma sono sempre più numerose le segnalazioni relative all'export di qualità (come nel caso del settore vitivinicolo), alla macellazione clandestina e agli appalti sospetti relativi ai servizi. Mentre la crisi ha aggravato ulteriormente le condizioni di migliaia di lavoratori impiegati nelle stagionalità di raccolta. È quanto si evince dal Primo rapporto su caporalato e agromafie presentato oggi a Roma dalla Flai Cgil (il sindacato del settore) e curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto.

L'osservatorio ha promosso in questi mesi un'indagine sui territori, con l'obiettivo di fare una fotografia delle principali forme di illegalità e di sfruttamento nel settore agroalimentare. Attraverso testimonianze dirette e interviste agli operatori coinvolti, il rapporto ha voluto anche raccontare come il caporalato è cambiato in questi anni, diventando un ambito di interesse per la criminalità organizzata.

GUARDA LE MAPPE

La ricerca ha coinvolto 14 Regioni e 65 province con l'obiettivo di tracciare i flussi stagionali di manodopera e gli epicentri delle aree a rischio caporalato e sfruttamento lavorativo. Censiti oltre 80 epicentri di rischio, di cui 36 ad alto tasso di sfruttamento lavorativo, da nord a sud. Il caporalato è diffuso su tutto il territorio nazionale: oltre alle Regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), forte l'esplosione del fenomeno al Centro-Nord, in particolare: in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio. Sempre di più il caporalato si associa ad altre forme di reato, come ad esempio gravi sofisticazioni alimentari, truffa e inganno per salari non pagati, contratti di lavoro inevasi, sottrazione e furto dei documenti, gestione della tratta interna e esterna dei flussi di manodopera, riduzione in schiavitù e forme di sfruttamento lesive persino dei più elementari diritti umani.

Il caporalato
Se è vero, come ci dicono i dati Istat, che in agricoltura il sommerso occupazione nel caso dei lavoratori dipendenti è pari al 43%, non è difficile immaginare che sia proprio questo l'enorme serbatoio di riferimento per i caporali. Un esercito di circa 400.000 persone in tutta Italia, di cui circa 100.000 (prevalentemente stranieri) costrette a subire forme di ricatto lavorativo e a vivere in condizioni fatiscenti. Il caporalato in agricoltura, dunque, ha costo per le casse dello Stato in termini di evasione contributiva non inferiore a 420 milioni di euro l'anno. Per non parlare della quota di reddito (circa -50% della retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore) sottratta dai caporali ai lavoratori, che mediamente percepiscono un salario giornaliero che si attesta tra i 25 euro e i 30 euro, per una media di 10-12 ore di lavoro. I caporali, però, impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto, 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d'acqua consumata.

Nelle mappe elaborate si possono trovare nel dettaglio: gli epicentri di rischio dove sono stati riscontrati casi di lavoro indecente o gravemente sfruttato, i flussi interregionali e transnazionali dei lavoratori protagonisti della transumanza stagionale che coinvolge migliaia tra uomini e donne, le principali nazionalità impegnate nelle raccolte stagionali. All'interno del rapporto, inoltre, è possibile consultare il dettaglio delle schede per ogni singola regione coinvolta dall'indagine, con relativi dettagli sul numero di operatori, i reati più diffusi e le analisi delle condizioni di lavoro per ogni singolo distretto produttivo.

Le agromafie
L’Osservatorio ha preferito perseguire un campo di ricerca qualitativo, chiedendo agli operatori coinvolti (magistrati, giornalisti, lavoratori, sindacalisti, esponenti delle forze dell'ordine e della società civile) di incrociare dati, esperienze, buone e cattive pratiche. Dai contributi contenuti nel rapporto emerge una fotografia allarmante, in particolare sempre più forte sembra il rinnovato legame tra il crimine di stampo mafioso e un pezzo molto rilevante dell'economia del settore primario del nostro paese. Sono le agromafie, nonché l'illegalità diffusa in una vasta zona grigia, che in questi anni ha scaricato sui lavoratori i costi del malaffare.
Quanto alle principali attività illecite delle mafie in relazione al settore agroalimentare, sono: estorsioni, usura a danno degli imprenditori, furti, sofisticazioni alimentari, infiltrazione nella gestione dei consorzi per condizionare il mercato e falsare la concorrenza. La contraffazione alimentare è aumentata del 128% negli ultimi dieci anni, un giro d'affari di circa 60 miliardi quello legato al fenomeno dei prodotti definiti Italian sounding e alla speculazione dell'Italian branding. Sono 27 i clan che si occupano attivamente di business legati alle ecomafie, alle agromafie e al consumo del territorio dovuto all'abusivismo edilizio e sversamento illegale dei rifiuti. Un giro d’affari, quelle delle agromafie dunque, che secondo operatori istituzionali e della società civile si aggira tra i 12 e i 17 miliardi di euro l'anno, circa il 10% dei guadagni della criminalità mafiosa, così come quantificato dalla Commissione Antimafia.

Il rapporto affronta anche i dati delle aziende confiscate nel settore agricolo (8%). Dati che potrebbero ingannare, visto che i beni di maggiore valore sottratti alla criminalità sono proprio le aziende del settore agroalimentare. Dall'inizio del 2008 il numero dei beni aziendali confiscati alla criminalità è aumentato del 65%, un boom che testimonia la fragilità del nostro sistema economico. Ad oggi, solo il 4% di queste aziende riesce a emergere dall'illegalità e dare una risposta alla domanda di lavoro e sviluppo su territori fortemente condizionati dalla presenza mafiosa. Secondo le recenti stime dell'Ufficio Legalità della Cgil, sono circa 80.000 i lavoratori licenziati dopo un provvedimento di confisca definitiva. Dal rapporto, quindi, esce rafforzata l'idea della Cgil di promuovere una legge d'iniziativa popolare per tutelare i lavoratori delle aziende confiscate, nonché favorire un percorso di emersione alla legalità di queste aziende, per porle alla base di una strategia di rilancio di lavoro e sviluppo come antidoto a tutte le mafie.

Nel rapporto è possibile leggere contributi di:
Jean Renè Bilongo Flai Nazionale, Anna Canepa Magistrato, Direzione Nazionale Antimafia, Francesco Carchedi Sociologo, Giancarlo Caselli, Procuratore capo della Repubblica di Torino Donato Ceglie Magistrato, Procura di Napoli, Stefania Crogi segr. Gen. Flai Cgil, Massimiliano D'Alessio, ricercatore Fondazione Metes Maurizio De Lucia Magistrato, Direzione Nazionale Antimafia, Roberto Iovino Flai Nazionale, Alessandro Leogrande Giornalista e Scrittore, Vincenzo Liarda Flai Sicilia, Cinzia Massa Flai Campania, Dino Paternostro Cgil Corleone, Giuseppe Ruggiero giornalista e scrittore, Yvan Sagnet Flai Nazionale, Serena Sorrentino segr. Confederale Cgil, Giuseppe Vadalà Corpo Forestale dello Stato. 


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giovedì 6 dicembre 2012

TERRA BENE COMUNE


venerdì 30 novembre 2012

articolo Manifesto su Terre demaniali


Terre demaniali: Bologna cuore delle campagne nazionali per la loto tutela

Foto di Michele Pelosidi Elisa Castelli
Circa un anno fa veniva approvata la legge di stabilità 2012 (ex legge finanziaria), che norma e definisce, secondo l’art.7, la dismissione dei terreni agricoli demaniali. Quest’articolo, poi rivisto e modificato nell’art.66 del DDL 24 Gennaio 2012, n°1, pone le basi per la vendita di terreni demaniali, con lo scopo di coprire una parte del debito pubblico.
In sintesi l’applicazione di questo decreto è spendibile su tutto il territorio nazionale, laddove i terreni agricoli non siano “utilizzabili per altre finalità istituzionali”, art.66, 1. Rientrano in questa dicitura differenti beni paesaggistici e produttivi, quali le aree protette (per cui “l’agenzia del Demanio acquisisce preventivamente l’assenso alla vendita da parte degli enti gestori delle medesime aree” art.66,6), e le aree che, “su richiesta dei soggetti interessatic, possono essere vendute da comuni, province, regioni, essendo proprietà di queste ultime.
L’estensione di questi territori non è di facile censimento, anche in virtù di precedenti decreti legislativi che ne hanno modificato l’entità, ma secondo la Coldiretti si tratta al momento di circa 338 mila ettari di terreni agricoli coltivabili, per un valore di circa 6,2 miliardi di euro. Sono, inoltre, zone agricole demaniali anche i territori caratterizzati dagli usi civici. Il diritto d’uso civico è vincolato all’utilizzo collettivo e indiviso di un dato patrimonio ambientale, affonda le radici nella storia di produzione agricola e di allevamento locale dei comuni rurali e montani.

La proprietà e la gestione collettiva della terra rimane oggi un diritto virtuale, radicato nella memoria di territori specifici, che numerose realtà in Italia stanno cercando di rivitalizzare. Questi sono i territori che fra solo vent’anni potranno, sempre secondo l’art.66, 8, ricevere una differente destinazione d’uso rispetto quella agricola attuale. Parallelamente al censimento da parte delle amministrazioni locali delle aree vendibili per sottoporle ad asta o a bandi di cessione diretta, sono nati in tutto il territorio nazionale gruppi locali che si occupano della registrazione dei territori demaniali gravati da una storia di uso civico. Lo scopo è quello di avere una considerazione reale dell’estensione di questi terreni, di evitare speculazioni e poter controllare, o bloccare, le vendite.
Le risposte attivate da questo decreto sono molteplici e destinate ad aumentare, visto la cadenza annuale (sempre entro il 30 Giungo) dell’alienazione dei terreni. All’interno di questo dibattito, CampiAperti, associazione bolognese di produttori e consumatori nata da circa una decina d’anni che trova nei settimanali mercati autogestiti del biologico un mezzo di sensibilizzazione importante, ha incentivato riflessioni, sollevato dubbi e proposto alternative, cominciate anzitutto sul territorio di Bologna e confluite in campagne di diffusione con risonanza nazionale.
La campagna “Terra bene comune”, ad esempio, sostiene la necessità di gestione di questi territori, in quanto bene collettivo, da parte delle comunità che vi sono insediate e quindi l’inalienabilità, senza consenso della popolazione tutta, degli stessi. Attraverso il blocco delle vendite e la tutela del patrimonio collettivo si alimentano le potenzialità insite nel ripensamento delle finalità e delle modalità di sfruttamento e di gestione dei territori specifici sulla base delle esigenze delle popolazioni locali.
Con la richiesta di svincolare quelli dalla possibilità di speculazioni, “Terra bene comune” nasce in seno alla più ampia campagna nazionale “Genuino Clandestino”, volta alla difesa dei piccoli produttori agricoli locali e alla denuncia delle norme che li penalizzano, ad incentivare le politiche di filiera corta che garantiscano una relazione diretta tra i produttori e i consumatori, in una relazione vincolata reciprocamente dalla responsabilizzazione riguardo il mercato alimentare e il futuro della produzione agricola sostenibile italiana.
Una terza iniziativa sta nascendo in questi mesi sul territorio comunale, in relazione alle precedenti e si tratta del progetto “Accesso alla Terra”. Per quanto non si occupi esclusivamente della vendita delle terre demaniali, la fondazione con proprietà collettiva che si sta creando, in collaborazione con MAG6 (Mutua Auto Gestione) di Reggio Emilia, vuole connettere la necessità di rivitalizzare le terre agricole abbandonate e il desiderio dei “nuovi contadini” di poter praticare quest’attività. Proponendo di raccogliere i sostegni finanziari di chi desidera partecipare all’iniziativa per l’acquisto di fondi agricoli da ridistribuire agli aspiranti piccoli produttori, il progetto cerca di superare il gap esistente fra l’esistenza di una fascia di popolazione che desidera tornare alla produzione agricola e la difficoltà nel reperire i finanziamenti per poter intraprendere una tale attività.
La catena che lega produttore e consumatore, in questa maniera è vincolata dalla proprietà collettiva e da un “controllo partecipato” che garantisce le modalità di produzione. Contrapponendosi alla politica di privatizzazione dei beni comuni, che rischia di disancorare negativamente la popolazione dalla memoria locale, queste campagne attivano positivamente delle riflessioni a riguardo della relazione tra popolazione, territorio e produzione agricola, diritto alla terra e necessità di presa in carico da parte della popolazione dell’ambiente, della socialità e della responsabilità nella cura che non possono venire delegate. L’approvazione dell’art.66 ha riaperto un dibattito mai sopito sulla gestione di ciò che è pubblico, privato e collettivo, su aree fino ad oggi per lo più tralasciate dall’interesse generale, un dibattito a cui è necessario dare spazio poiché tratta della trasmissibilità del nostro patrimonio sociale e ambientale.

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lunedì 26 novembre 2012

REPORT ASSEMBLEA 18 NOVEMBRE 2012

il report  sintetizza fortemente il lavoro dell'assemble che naturalmente è stato più articolato ed emotivamente interessante . Pertanto si invita gli assenti a prendere sempre parte a questi momenti.
Assemblea CortoCircuito Flegreo del 18/11/2012 (16.30-18.30) – “Stufe di Nerone”

mercoledì 21 novembre 2012

mercoledì 14 novembre 2012

18 Novembre 2012 dalle 10 alle 14 prossimo appuntamento



18 Novembre 2012  dalle 10 alle 14
nel giardino della Comunità DEDALO Via Spiaggia Romana 41 Localita’ Fusaro Bacoli
Casella di testo:
Associazione della Filiera Corta Flegrea
Occasione di incontro, di conoscenza e di scambio con esperienze rurali e artigiane
L’evento è a  RIFIUTI  ZERO per questo PORTA  CON TE :   borse riutilizzabili ,  contenitori usati per i detersivi  alla spina,  bicchieri riutilizzabili per degustazioni.   Sarà possibile conferire  olii esausti vegetali di produzione domestica a cura della Tecnofeed. 
Con la presenza di tutti i nostri soci produttori e artigiani, banchetti della Leche League Italia, lega per l’allattamento materno, del Caffè Tatawelo, del Gas Flegreo, di Casa Alice. Si raccoglieranno abiti e giochi per i bambini della Casa Famiglia di C/Volturno.
Alle 16 nel Salone delle Stufe di NERONE Assemblea Trimestrale dei SOCI da non mancare

info:      cortocircuitoflegreo@gmail.com; tel.:  3480079773/0818543238/3382232871 

lunedì 12 novembre 2012

Ricordando Barry


L'agricoltura italiana non può giocare in difesa e solo per la sopravvivenza

Negli anni 70 del ‘900 si è persa una grande occasione per dare una svolta al sistema socio-economico globale. Solo l'agricoltura, oggi, può sperimentare nuove forme di economia che ridisegnino lo scenario. Le riflessioni di Rossano Pazzagli dell'Università del Molise

di Alberto Grimelli


E' morto da poche settimane Barry Commoner, biologo e ambientalista, uno dei padri fondatori della cultura ambientale mondiale. Tra i più lucidi intellettuali del nostro tempo, nel 1971 mise in guardia l'umanità dalla dissennatezza che oggi stiamo vivendo, sulla nostra pelle: “La crisi ambientale è il segno sinistro di un inganno insidioso che sta nascosto nella tanto decantata produttività e nella ricchezza della moderna società basata sulla tecnologia.

giovedì 1 novembre 2012

Cosa è RESSUD e cosa è SIP?


RES SUD– Rete delle Economie Solidali del SUD
è un coordinamento di attori (reti, consorzi, associazioni, GAS, produttori e cittadini/e) di Abruzzo, Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia che si riconoscono nei principi dell'Economia Solidale e che vogliono realizzare un sistema economico e sociale, non violento e solidale, orientato all´ecologia ed al bene comune, costruito dal basso, che valorizza le relazioni prima che il capitale, che riconosce una equa ripartizione delle risorse fra tutti, che dà priorità al rispetto dell´ambiente naturale e della comunità sociale.
RESSUD si muove nel solco pieno delle esperienze nazionali di economia solidale e sociale e si riconosce nei valori delle 10 Colonne dell’Economia Solidale, documento elaborato all’Aquila nel giugno 2011 in occasione del convegno nazionale GAS /DES
Una Rete di economia solidale è una organizzazione che integra commercio giusto, consumatori consapevoli, finanza solidale, produzione sostenibile e autogestita, software libero, etc. e in cui tutti gli attori citati sono coinvolti nell’organizzazione di filiere produttive finalizzate a realizzare uno sviluppo ecologicamente sostenibile e solidaristicamente organizzato (E. A. Mance). È una riorganizzazione sociale dei flussi economici, culturali e valoriali attraverso un percorso dialogico e una collaborazione tra pari, una generazione di strutture democratiche di consumo, produzione, finanza, forme altre di vivere comune.
RESSUD si muove dentro questa prospettiva: è un contesto in cui è possibile confrontarsi sulle pratiche, dando voce così ad una idea mediterranea dell’economia solidale; è collettore delle testimonianze di un sud diverso che agisce dentro una economia altra, fatta di relazioni, di rapporti mutualistici e solidali, una economia del noi
RESSUD si propone di ampliare ed estendere le pratiche di economia solidale nel SUD attraverso la costruzione di una rete di relazione e scambio di esperienze e buone prassi, che possa contagiare nuovi territori e nuovi attori e sostenere la creazione di circuiti economici e culturali in cui le diverse realtà si rafforzano a vicenda.
RESSUD è una aggregazione coesa,  determinata, responsabile ma informale, non giuridicamente strutturata. I ruoli e i mandati vengono di volta in volta condivisi e determinati. Valgono  i principi di Responsabilità e Reciprocità. Le associazioni, i gruppi ,i consorzi che fanno parte di RESSUD si impegnano nel mutuo sostegno e nella cooperazione reciproca. L'idea portante è sviluppare capacità ,competenze, relazioni utili al consolidamento  e all'implementazione del lavoro di rete.
RESSUD è espressione dei territori – sintesi delle esperienze specifiche – ed è a servizio di essi.

Da Ressud nasce il progetto Sbarchi in Piazza e questo:

 
INVITO / MANIFESTAZIONE  D’INTERESSE / ADESIONE  ai SIP

A tutti i  Gruppi d'Acquisto Solidali, Associazioni, Centri sociali, movimenti, produttori , cittadini e cittadine

Come alcuni/e di voi  già sanno, l'anno scorso alcune realtà della Rete dell'Economia Solidale hanno dato vita a quest'iniziativa, volta essenzialmente a promuovere un'estensione della pratica del consumo critico, allargando  gli attuali confini della RES.
Le arance in piazza, come simbolo di uno scambio tra Sud e Nord improntato al mutualismo e alla sostenibilità, hanno rappresentato il cuore dell'iniziativa, che  ha coinvolto oltre i produttori locali varie altre categorie di produttori, agricoli e non, che dal sud, si sono recati fisicamente nelle piazze delle città centro settentrionali ad invaderle con la ricchezza dei loro prodotti
Un progetto politico, che si realizza attraverso la testimonianza dei produttori agro-alimentari (e non solo) del sud con importanti momenti di incontro, confronto e riflessione ha coinvolto  una platea più ampia di quella che da un pò di tempo amiamo definire l'"economia del noi", economia che realizza per produttori e consumatori una vera e propria "ecologia del vivere",  attraverso la riappropriazione consapevole, collettiva e partecipata del controllo sulla produzione e il consumo.

L'iniziativa si svolgerà tra fine febbraio e Maggio  2013. La durata di ogni evento può variare da uno a tre giorni, tendenzialmente nell'arco dei week end, con un massimo di 4-5 eventi possibilmente con la frequenza di uno sbarco al mese. Ogni sbarco si realizzerà in una regione diversa, prevedendo eventualmente più piazze nella medesima giornata, secondo le richieste avanzate. Ognuno si farà rappresentante non solo della propria esperienza ma dello spirito e del messaggio della RESSUD (rete dell'economia solidale del sud).
Il culmine dell'evento sarà “l'invasione” di una piazza con persone, prodotti e contenuti che animano l'economia solidale. Un evento/mercato/fiera di cultura, che racconti un'altra agricoltura (produzione) del sud; una pratica per un lavoro giusto, a sostegno dei diritti dei braccianti e dei lavoratori; una pratica di legalità in un contesto dove talora l'illegalità è legale;  che mette in piazza non i prodotti ma le storie dei produttori del sud e quelli del territorio interessato. Con momenti di socializzazione conviviale, quindi concerti, mostre, spettacoli e momenti di discussione a tema divisi secondo un'esigenza divulgativa e d'approfondimento, strutturati in modo frontale e circolare a seconda delle esigenze. Dalla sovranità alimentare alla sostenibilità ambientale passando per i vari settori in cui si traduce l'economia solidale e partecipata; che vuole testimoniare che l'Economia solidale è una alternativa reale per l'Italia e che l'alleanza tra consumatori/produttori ha il potere di costruire nuovi modelli democratici e sostenibili di consumo e produzione
Il comitato organizzatore di ogni Sip, che si auspica composto dal maggior numero possibile di realtà legate all’economia solidale locale (gas, des, Associazioni, Centri sociali, movimenti, produttori, cittadini e cittadine), avrà il compito di monitorare l’eventuale svolgimento contemporaneo di altre iniziative nello stesso territorio  legandolo a quelle che possano creare sinergie e ampliarne il significato.

Chi voglia organizzare un SIP deve mettersi in contatto con il referente della RESSUD, che raccoglierà la proposta valutandone la praticabilità in relazione al calendario che si forma man mano. Se già qualcuno nella stessa piazza o nella stessa regione ha preso l'iniziativa, sarà cura dei coordinatori di SIP mettere in contatto le diverse realtà perché collaborino all'organizzazione.
In relazione allo spirito e alle esigenze pratiche dell'evento, si richiede che vengano scelte piazze centrali o almeno di grande frequentazione, popolari nella fruizione, accessibili ai mezzi di trasporto dei prodotti e comode per l'allestimento del mercato e all’organizzazione degli eventi relazionali e culturali con le relative strutture.
Parte integrante del SIP sarà il pre-ordine dei prodotti del Sud che gli organizzatori, avvalendosi delle strutture dei Gas locali ma allargandone la base anche alle organizzazioni collaterali, sono invitati a promuovere. I referenti delle varie organizzazioni sceglieranno il o i produttori a cui effettuare l’ordine sul sito di Ressud.  In tale ordine, fatto con un certo anticipo e chiuso almeno due settimane prima  rispetto all’inizio della manifestazione, si cercherà di concentrare tutto il prodotto possibile in modo da rendere più sostenibili le spese di trasporto.


I produttori del Sud che vogliano partecipare a uno sbarco dovranno già far parte della rete dell'economia solidale almeno nella forma di un rapporto stabile coi gas, e contribuiranno ad allargare questa possibilità ad altri soggetti che si impegnano a lavorare per far crescere la rete. Comunque  i suddetti produttori dovranno essere accreditati dai referenti della loro regione.
Ogni produttore dovrà rispettare i criteri di sostenibilità ed equità sia nella produzione come nella commercializzazione, nonché realizzare una pratica di rete senza la quale nessuna economia solidale è possibile. In questo senso, è fisiologica necessità quella che ognuno sottoscriva il patto si solidarietà che lega i vari produttori coinvolti in questo progetto, aderisca alla carta dei principi elaborata dalla RES e si impegni  a condividere il progetto SIP a tutti i suoi contatti utili.
 Ogni produttore dovrà adottare la pratica della tracciabilità del prodotto e del il prezzo trasparente, ed esporre una scheda informativa sulla propria storia e le proprie modalità produttive. Ogni produttore si dovrà impegnare inoltre a comunicare il numero di eventi al quale parteciperà e dovrà tener fede all'impegno preso ovvero comunicare tempestivamente l'eventuale defezione di necessità.

Il progetto scuole vuole essere un altro centro nevralgico all’interno del processo di organizzazione dei SIP. Pensando che alla base di un vero allargamento della RES  le scuole siano senza dubbio l’anello più importante ed è da qui che dobbiamo partire se vogliamo preparare il terreno per un vero cambiamento. In tale progetto è di fondamentale importanza il ruolo degli insegnanti all’interno dei comitati organizzatori e dei loro istituti.
Il percorso che potremmo creare in preparazione di un Sip attraverso incontri con esponenti dei Gas locali e della Ressud, proiezioni di documentari e quant’altro, potrebbe  sfociare in un pre-ordine di istituto, con consegna in piazza coinvolgendo i ragazzi nell’organizzazione ed in un successiva eventuale vacanza-visita alle aziende del Sud, con sperimentazioni sul campo.

Vista la complessità di una manifestazione che per raggiungere i suoi fini, deve avere anche una adeguata copertura mediatica, invitiamo tutti gli interessati a contattare i referenti  coinvolti nell’organizzazione al più presto ed a manifestare il loro interesse non oltre la metà di Dicembre, in modo da poter stilare un calendario di massima  ed iniziare i percorsi che ci porteranno almeno un mese prima alla conferma delle manifestazioni.

 CORTOCIRCUITO FLEGREO E' PARTE DI RESSUD

www.ressud.org
info@ressud.org




Grazie per i commenti.

CORTOCIRCUITO & LUNA ROSSA


    

CORTO CIRCUITO FLEGREO                                                          
Associazione della filiera Corta   
 e   LUNA ROSSA
Associazione di Promozione sociale

                                                           
                                 PRESENTANO IL LIBRO

"PICCOLO E' MEGLIO" di CHIARA SPADARO

                                                                                                                                                                                 

                                                     


Perché il “piccolo” è meglio ? Perché funziona ! Lo dicono le storie di questo libro, che raccontano un’Italia inedita, dove la larga scala può imparare dalla piccola. Una cooperativa agricola che paga il giusto prezzo ai contadini, la “confindustria etica”, la Piccola Distribuzione Organizzata dove fare la spesa, una fabbrica di cemento che sfida la mafia, una pesca senza strascichi, i folli viaggi di turismo responsabile, i ristoranti con l’anima e molte altre. 20 storie che raccontano un modello economico e sociale differente e replicabile, che fa impresa senza guardare il profitto, che guarda avanti ma non si dimentica di chi resta indietro. La narrazione di un’altra Italia……

                                                GIOVEDI’  8 NOVEMBRE 2012 ORE 17,30
                                          PRESSO LA COMUNITA’ DEDALO
                             VIA SPIAGGIA ROMANA, 41 FUSARO BACOLI
Con la presenza dell’autrice, alcuni brani scelti saranno letti dagli
ospiti della comunità.  A seguire cena conviviale con i prodotti della filiera corta e note musicali in libertà…. 


x info : 3382232871 – 3475950465 - 3286093691


Grazie per i commenti.

martedì 30 ottobre 2012

PICCOLO E' MEGLIO


"Piccolo è meglio" Presentazione del libro a Pozzuoli (Napoli)

Giovedì 8 novembre, ore 18.00, Pozzuoli (Na), c/o Comunità Dedalo, Via Spiaggia Romana 41, Fusaro Bacoli


a cura di CortoCircuito Flegreo (http://cortocircuitoflegreo.blogspot.it/)
Con la partecipazone dell'autrice CHIARA SPADARO
Piccolo è meglio
di Chiara Spadaro
20 storie italiane di grandi “imprese” su piccola scala. Quando le dimensioni, le persone e la qualità della vita contano. Prefazione di Ilvo Diamanti

Un libro che racconta 20 storie di imprese, produzioni e progetti “minimi” e che descrive un modello economico e sociale proiettato “in direzione ostinata e contraria” rispetto al mainstream: quello delle produzioni agricole contadine, delle filiere corte, delle reti locali, delle imprese lillipuziane, dei piccoli Comuni virtuosi, dell’informazione indipendente, dei comitati contro lo scempio del paesaggio, delle “piccole opere”, del crowdfunding, dell’economia delle relazioni, infine, per usare un’espressione sintetica.

"Piccolo ed etico contro il mercato imperante". Leggi l'intervista a Chiara Spadaro sul blog "Piccole grandi imprese" di Luca Pagni, su repubblica.it
 

Grazie per i commenti.

martedì 23 ottobre 2012

SISTEMA INFORMATIVO SUL BIOLOGICO

Aziende biologiche, al via nuovo sistema informatizzazione



5 Ottobre 2012
Operativo dal 1 ottobre il SIB, sistema di informatizzazione delle aziende biologiche, che nasce con l’obiettivo di migliorare il sistema di garanzie che è alla base dello sviluppo del comparto. Il biologico, infatti, è un settore in espansione , con un crescente apprezzamento da parte dei consumatori ed un tessuto di aziende sempre più radicato sul territorio.
Il Sistema, che va ad integrare le funzionalità del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) utilizzandone anche le banche dati certificate, offre la possibilità alle imprese dell'agroalimentare di avviare in maniera telematica l'iter amministrativo per il riconoscimento dello status di operatore biologico, e permette di aumentare la trasparenza, rendere più efficiente il sistema di controllo per l'agricoltura biologica e ridurre il carico burocratico per gli operatori.
Grazie al nuovo sistema per il biologico, infatti, tutte le informazioni già contenute nel Fascicolo aziendale del SIAN non dovranno più essere trascritte ed inviate alle diverse Amministrazioni e agli Enti competenti, ma saranno tutte contenute nella nuova "notifica on line" che le renderà automaticamente disponibili a tutti gli utenti del sistema.
Il percorso previsto dal progetto di informatizzazione per il biologico prevede ancora altri passaggi: a breve verrà infatti sviluppata l'integrazione a livello nazionale dei sistemi informativi che alcune regioni hanno sviluppato in maniera autonoma proprio sul biologico.
Fonte: Mipaaf

Grazie per i commenti.

venerdì 19 ottobre 2012

L'OCCUPAZIONE DELLE TERRE


mercoledì 17 ottobre 2012

Occupy Farms: negli USA azione collettiva di riappropiazione e gestione della terra


Non c’è mai stata una rivoluzione senza una riforma agraria; è questo il principio su cui si poggia Occupy Farms (Of), nato sull’onda lunga newyorkese delle tende di Occupy Wall Street (…). Of nasce alla fine del 2011 come azione collettiva di servizio, quando i contadini del New England hanno cominciato a fornire agli occupanti di Wall Street cibo e sostegno; si è creato qualcosa che va oltre slowfood, oltre l’agricoltura biologica a chilometri zero, oltre le vacanze in campagna e oltre la sagra di paese, qualcosa che ha unito tutto questo e che oggi produce reddito e sosteniblità.

Of è una relazione dunque, una relazione tra chi occupa il suolo pubblico delle città e chi occupa la terra per lavorarla, per renderla viva; non stiamo parlando di contadini con zappa e vanga, o almeno non solo: parliamo di persone schiacciate nella loro attività dall’economia di mercato e dalla grande distribuzione, ma che grazie ad Of hanno dimostrato che lavorando la terra si può non solo sopravvivere, ma anche prosperare al di fuori dell’attuale sistema socio-economico: nessun sistema alimentare può sopravvivere se il profitto è prioritario alle necessità umane.

La ricerca di un mondo abbondante e sostenibile (…) la priorità non è più il desiderio ma la necessità delle persone. «Apprezziamo più l’acqua, la terra e l’aria più delle banconote della Federal Reserve – spiegano sul sito web di Occupy Farms – trasparenza, cooperazione, sostenibilità e reddito (non profitto) i valori fondanti.. Il nostro obiettivo è generare reddito e flussi economici per le comunità locali che ci circondano; chiediamo un clima positivo di uguaglianza, accettazione e convivenza civile tra tutte le persone….».





La formazione delle comunità locali sull’agricoltura sostenibile, che contribuisce a stabilire chiaramente la sovranità alimentare della comunità stessa, sono alla base delle occupazione delle fattorie, azioni che vogliono dichiaratamente creare gruppi di lavoro in fattoria e non occupazioni fini a se stesse.

L’iniziativa è esplosa come una bomba ad orologeria, dalla costa est degli Stati uniti si è propagata lungo la linea atlantica per sbucare addirittura dall’altra parte, in California (l’esempio di Occupy Farms più importante): il 22 aprile duecento attivisti hanno occupando il tratto di Gil, un appezzamento agricolo ad Albany in uso dall’Università della California Berkeley come laboratorio a cielo aperto; quello che sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni dell’Università e di diverse Ong e attivisti, un punto di riferimento per l’agricoltura sostenibile, è diventato tuttavia il chiaro esempio dello sviluppo esclusivamente commerciale del suolo pubblico.

Compostaggio dei rifiuti, riciclo e riuso, colture locali, sfruttamento delle risorse naturali e cooperazione, l’occupazione è stata tuttavia osteggiata dall’Università stessa che ha visto in pericolo i finanziamenti per la ricerca.

Of tuttavia non è un banale movimento pirata che colpisce, lavora e scompare, ma un movimento che intende riavvicinare l’uomo alla natura, rendendo i concetti di sovranità alimentare e sostenibilità agricola e rifiutando l’attuale modello, che sfrutta intensamente le colture perseguendo la logica del profitto più feudale possibile.

http://occupyfarms.org/

Grazie per i commenti.

giovedì 18 ottobre 2012

FA LA COSA GIUSTA SICILIA






1à edizione in Sicilia
19-20-21  Ottobre 2012  PALERMO Cantieri Culturali alla Zisa
http://www.falacosagiustasicilia.org/index.php
Grazie per i commenti.

lunedì 8 ottobre 2012

L'ITALIA CONTRO LA RISOLUZIONE SUI DIRITTI DEI CONTADINI

Italia si schiera contro la risoluzione sui diritti dei contadini 

Il 27 settembre scorso si è riunito a Ginevra il Consiglio dei Diritti dell'uomo dell'Onu che ha avviato la Risoluzione sulla "Promozione dei diritti umani dei contadini e di altri abitanti delle zone rurali", e che adesso deve solo attendere il via libera definitivo prima dal Consiglio e poi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


Attraverso questa risoluzione, il Consiglio riconosce la necessità primaria di diffondere e mettere in atto uno strumento giuridico volto a unificare, in un solo testo, i diritti dei contadini, donne e uomini, integrando nuovi diritti come quello per la terra, per i semi e i mezzi di produzione o di informazione per le aree rurali.In base a quanto testimoniano i dati, il 50% delle persone in condizioni di insicurezza alimentare è composto da contadini, e l'80% vive comunque in aree rurali; di conseguenza diventa fondamentale che il Consiglio si impegni al massimo in questa causa importante.

A sostegno della risoluzione c'è anche il movimento internazione de La Via Campesina, che dal 2008 si batte per l'adozione di una dichiarazione che riconosca speciali diritti per i contadini e gli agricoltori.


Durante la seduta, alcuni Stati membri si sono espressi con un voto negativo in merito a quest'azione, tra questi Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Spagna e Stati uniti. In seguito a tale azione oppositiva del nostro Paese è stata presentata un’interrogazione parlamentare da parte del Senatore Francesco Ferrante in cui si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere i motivi che hanno indotto l'Italia a votare incomprensibilmente contro l'adozione della risoluzione del Consiglio dei Diritti dell'uomo delle Nazioni Unite sulla "Promozione dei diritti umani dei contadini e degli abitanti delle zone rurali. Nell’interrogazione si chiede anche “se non intenda comunque riconsiderare in sede ONU tale scelta per riparare a questa gravissima e incomprensibile decisione, che non solo lede l'immagine del nostro Paese, ma soprattutto nega i più basilari diritti civili e umani dei contadini e delle persone che vivono a migliaia nelle zone rurali del nostro Paese”.



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venerdì 5 ottobre 2012

SEMINIAMO DISOBBEDIENZA

Seminiamo disobbedienza


da "Comune-info "
28 settembre 2012



A giudicare dal numero di adesioni, l’«evento» creato su facebook ha già rotto il silenzio di media e imprese dell’agroindustria. Migliaia di persone hanno fatto rimbalzare sul web l’appuntamento «Disobbedienza civile per proteggere i nostri semi tradizionali», che di fatto propone lo scambio di semi dal 2 al 16 ottobre, dichiarato illegale dall’Ue. Per fortuna, lo scambio libero dei semi avviene già ovunque: uno dei paesi in cui è più diffuso resta la Grecia (leggete qua questo bellissimo reportage. «La rivoluzione degli orti»).



Una sentenza del 12 luglio della Corte di giustizia Ue ha infatti confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo. «Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere, le note multinazionali, vietandolo agli agricoltori – scrivono on line i promotori della protesta planetaria – Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto. Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali». Per questo, l’anniversario della nascita di Gandhi (2 ottobre), ha spiegato Vandana Shiva nei giorni scorsi, è un’ottima occasione per proporre azioni di disobbedienza civile contro le leggi ingiuste sulla libertà di commerciare i semi.



Ricordiamo che è possibile registrarsi al sito Seedfreedon.it qui e inserire i dettagli delle iniziative organizzate. Il calendario ufficiale delle due settimane di azione è invece qui. I promotori dell’evento in Italia hanno anche messo a disposizione una miniguida in italiano che è possibile leggere in questa pagina.



Tra le azioni possibili proposte segnaliamo l’idea di dichiarare la propria associazione o azienda «Zona dei semi liberi», organizzare la proiezione di video come Sacred economy (di Charles Eisenstein, con sottotitoli in italiano), aderire e promuovere eventi con il proprio Gruppo di acquisto solidale, organizzare una cena sociale con prodotti dell’orto, scrivere lettere e petizioni alle istituzioni locali su questi temi e altre. Come redazione di Comune-info suggeriamo anche di contattare gruppi di guerilla gardening e orti urbani,



Grazie per i commenti.