giovedì 18 ottobre 2012

FA LA COSA GIUSTA SICILIA






1à edizione in Sicilia
19-20-21  Ottobre 2012  PALERMO Cantieri Culturali alla Zisa
http://www.falacosagiustasicilia.org/index.php
Grazie per i commenti.

lunedì 8 ottobre 2012

L'ITALIA CONTRO LA RISOLUZIONE SUI DIRITTI DEI CONTADINI

Italia si schiera contro la risoluzione sui diritti dei contadini 

Il 27 settembre scorso si è riunito a Ginevra il Consiglio dei Diritti dell'uomo dell'Onu che ha avviato la Risoluzione sulla "Promozione dei diritti umani dei contadini e di altri abitanti delle zone rurali", e che adesso deve solo attendere il via libera definitivo prima dal Consiglio e poi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


Attraverso questa risoluzione, il Consiglio riconosce la necessità primaria di diffondere e mettere in atto uno strumento giuridico volto a unificare, in un solo testo, i diritti dei contadini, donne e uomini, integrando nuovi diritti come quello per la terra, per i semi e i mezzi di produzione o di informazione per le aree rurali.In base a quanto testimoniano i dati, il 50% delle persone in condizioni di insicurezza alimentare è composto da contadini, e l'80% vive comunque in aree rurali; di conseguenza diventa fondamentale che il Consiglio si impegni al massimo in questa causa importante.

A sostegno della risoluzione c'è anche il movimento internazione de La Via Campesina, che dal 2008 si batte per l'adozione di una dichiarazione che riconosca speciali diritti per i contadini e gli agricoltori.


Durante la seduta, alcuni Stati membri si sono espressi con un voto negativo in merito a quest'azione, tra questi Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Spagna e Stati uniti. In seguito a tale azione oppositiva del nostro Paese è stata presentata un’interrogazione parlamentare da parte del Senatore Francesco Ferrante in cui si chiede al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di conoscere i motivi che hanno indotto l'Italia a votare incomprensibilmente contro l'adozione della risoluzione del Consiglio dei Diritti dell'uomo delle Nazioni Unite sulla "Promozione dei diritti umani dei contadini e degli abitanti delle zone rurali. Nell’interrogazione si chiede anche “se non intenda comunque riconsiderare in sede ONU tale scelta per riparare a questa gravissima e incomprensibile decisione, che non solo lede l'immagine del nostro Paese, ma soprattutto nega i più basilari diritti civili e umani dei contadini e delle persone che vivono a migliaia nelle zone rurali del nostro Paese”.



Grazie per i commenti.

venerdì 5 ottobre 2012

SEMINIAMO DISOBBEDIENZA

Seminiamo disobbedienza


da "Comune-info "
28 settembre 2012



A giudicare dal numero di adesioni, l’«evento» creato su facebook ha già rotto il silenzio di media e imprese dell’agroindustria. Migliaia di persone hanno fatto rimbalzare sul web l’appuntamento «Disobbedienza civile per proteggere i nostri semi tradizionali», che di fatto propone lo scambio di semi dal 2 al 16 ottobre, dichiarato illegale dall’Ue. Per fortuna, lo scambio libero dei semi avviene già ovunque: uno dei paesi in cui è più diffuso resta la Grecia (leggete qua questo bellissimo reportage. «La rivoluzione degli orti»).



Una sentenza del 12 luglio della Corte di giustizia Ue ha infatti confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo. «Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere, le note multinazionali, vietandolo agli agricoltori – scrivono on line i promotori della protesta planetaria – Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto. Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali». Per questo, l’anniversario della nascita di Gandhi (2 ottobre), ha spiegato Vandana Shiva nei giorni scorsi, è un’ottima occasione per proporre azioni di disobbedienza civile contro le leggi ingiuste sulla libertà di commerciare i semi.



Ricordiamo che è possibile registrarsi al sito Seedfreedon.it qui e inserire i dettagli delle iniziative organizzate. Il calendario ufficiale delle due settimane di azione è invece qui. I promotori dell’evento in Italia hanno anche messo a disposizione una miniguida in italiano che è possibile leggere in questa pagina.



Tra le azioni possibili proposte segnaliamo l’idea di dichiarare la propria associazione o azienda «Zona dei semi liberi», organizzare la proiezione di video come Sacred economy (di Charles Eisenstein, con sottotitoli in italiano), aderire e promuovere eventi con il proprio Gruppo di acquisto solidale, organizzare una cena sociale con prodotti dell’orto, scrivere lettere e petizioni alle istituzioni locali su questi temi e altre. Come redazione di Comune-info suggeriamo anche di contattare gruppi di guerilla gardening e orti urbani,



Grazie per i commenti.

martedì 2 ottobre 2012

FLOP DELLE PRIVATIZZAZIONI AGRICOLE

lunedì 1 ottobre 2012

Flop delle privatizzazioni agricole


Flop delle privatizzazioni agricole solo 80 milioni dai terreni di Stato

PAOLO FREDIANI ROMA - Dovevano essere sei miliardi di euro, un tesoretto da portare direttamente a riduzione del debito pubblico. Invece, il governo rischia di raccogliere solo briciole. Nel lungo elenco di norme approvate dal Parlamento ma ancora in attesa di decreto attuativo, c' è anche quell' articolo7 della legge di Stabilità dell' anno scorso che prevede la vendita dei terreni agricoli di proprietà del Demanio. Era il novembre 2011, e a capo dell' esecutivo c' era ancora Silvio Berlusconi. La Coldiretti aveva da poco presentato uno studio che, sulla base dei dati Istat e Inea disponibili allora, stimava in 330mila ettari le superfici coltivabili in mano pubblica, per un valore medio di 18.500 euro. Il governo di centrodestra, che di lì a poco si sarebbe dimesso, aveva deciso di cogliere la palla al balzo e vendere le terre per fare cassa. Dopo mesi di ritardi, il ministero delle Politiche agricole ha concluso un primo censimento delle aree che possono essere cedute, e la distanza tra le aspettative e la realtà difficilmente poteva essere più grande. Gli immobili da vendere sono 1853 - a cui se ne sommano 65 da affittare -, per un totale di 60mila ettari. Inoltre, il valore stimato dei terreni è di 82 milioni di euro. Una cifra che, se confermata, difficilmente potrebbe scalfire un debito pubblico che sfiora i 2mila miliardi. Il ministero presieduto da Mario Catania prende le distanze: «Non sono stati i nostri uffici a prevedere sei miliardi di entrate, e l' articolo 7 della legge Stabilità non riporta alcuna cifra». Alcuni terreni potrebbero essere sfuggiti al censimento e il valore di alcuni immobili potrebbe essere sottostimato. Dal conteggio inoltre, sono escluse le aree in mano agli enti locali, che possono dare mandato all' Agenzia del demanio di vendere le loro terre. Ma è difficile aspettarsi grandi sorprese: «Stato, Regionie Comuni non posseggono molti terreni di valore - dice Roberto Pretolani, vicedirettore del dipartimento di Economia e politica agraria dell' università Statale di Milano -. Normalmente la pubblica amministrazione si fa carico di aree difficili da vendere, perché soggette a forti vincoli su ciò che si può costruire, o perché adibite ad attività poco redditizie, come i pascoli». Nel censimento dei terreni cedibili, portato avanti da Ismea e dall' Agenzia del demanio, c' è un altro dato che desta preoccupazione. Per evitare svendite del patrimonio pubblico e speculazioni, la legge ha previsto che gli immobili di valore superiore ai 100mila euro debbano essere venduti con asta pubblica e non con trattativa privata. Peccato che, secondo le prime stime, a valere meno di 100mila euro siano 1738 aree agricole su 1853. A fare da argine agli abusi, rimangono le norme che prevedono il diritto di prelazione per i giovani agricoltori e che, per vent' anni, ai terreni non possa essere attribuita una destinazione urbanistica diversa da quella agricola. Resta da vedere come la materia sarà trattata nel decreto attuativo, di cui si attende la pubblicazione dal 30 giugno.
Grazie per i commenti.

TERRE RESISTENTI


lunedì 1 ottobre 2012

Terre Resistenti a Reggio Emilia


TERRE RESISTENTI 13/14 OTTOBRE 2012 REGGIO EMILIA – CASA BETTOLA

In giugno si è avviato ad Empoli un percorso di riflessione e rilancio sul nodo individuato come la t/Terra al tempo della crisi. L’incontro ha aperto uno spazio di confronto sulla terra intesa sia come pianeta Terra, sia come territorio, luogo di vita e di lavoro, di produzioni sociali e materiali. Un nodo dove si intrecciano temi come la ricerca di modelli di produzione e consumo alternativila salvaguardia del territorio e il paesaggiola lotta alla precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori migrantila tutela dell’ambiente e la biodiversità.

In luglio il percorso ha proseguito con le giornate di approfondimento a Monopoli.
Il terzo appuntamento di Terre Resistenti a Reggio Emilia in ottobre sarà un occasione per incontrarsi tra agricoltori, attivisti, gruppi di acquisto solidali, spazi sociali e tutte/i coloro che sono interessati ad affrontare il tema, per condividere idee e pratiche e sviluppare nuove esperienze tra progettualità e conflittualità.   
Affronteremo l’agricoltura o in senso più ampio - la terra - come una questione che non riguarda solo gli agricoltori o chi abita il contesto rurale, ma un argomento che riguarda tutte/i coloro che subiscono le conseguenze sociali ed ambientali dei processi di produzione e consumo ad essa legati. Quando parleremo di agricoltura parleremo anche di precarietà e sfruttamento del lavoro vivo, di inquinamento e accaparramento di beni comuni, del territorio e devastazione del paesaggio. Affronteremo quindi la terra come qualcosa che appartiene a tutte/i; qualcosa a cui fare fronte insieme tra mondo rurale e mondo urbano, tra chi lavora la terra e chi da essa si nutre, per mettere in questione un modello di sviluppo che si dimostra sempre meno sostenibile da un punto di vista economico, sociale ed ecologico.         
Cercheremo di contestualizzare il tema al momento storico che stiamo attraversando, la crisi profonda e sistemica, ed analizzare se la terra può esserneuna via di uscita dal basso, un punto di partenza per coltivare una reale alternativa. Dopo anni che sempre più piccole aziende hanno chiuso mentre grandi aziende ne hanno assorbito i terreni, vogliamo discutere come possiamo invertire questa tendenza; come rivendicare la terra per lavorare, produrre e creare ambiti di mercato autogestito e prefigurare quello che può essere un mondo che si va felicemente a sganciare da un concetto di sviluppo capitalistico.
Affronteremo le pratiche di movimenti cresciuti in questi anni che si esprimono sempre di più in contesti locali, tra loro altamente differenziati. Ma che fanno riferimento ad un pensiero globale, che fa si che queste pratiche non corrono il rischio di cadere in un localismo corporativo. Uno  sguardo su come lotte in difesa della terra e il territorio in luoghi e continenti diversi possono essere collegati.  
Durante l’iniziativa ci sarà spazio per condividere esperienze concrete, apparentemente diversi tra loro, che nel nodo della t/Terra possono trovare un comune; orti urbani, mercati autogestiti, bio-osterie sociali, comitati in difesa della terra, cooperative agricole ed esperienze di coproduzione.
Tra gli incontri di approfondimento ci saranno momenti conviviali accompagnati dalle cucine delle bio-osterie di alcuni spazi sociali; momenti preziosiper tessere relazioni tra esperienze e territori diversi.  

PROGRAMMA

SABATO 13 OTTOBRE

16.00 Tavola rotonda – Coltivare idee e pratiche per la terra, il territorio e l’ambiente

Idee globali:
·         Terra come terreno di intervento politico trasversale - tra territori, ambiente, paesaggio, precarietà e lavoro migrante: Lab t/Terra, antiaccademia ribelle dei georgofili  
·         La terra come opportunità contro la crisiArmando  de Matthaeis – Comunità in Resistenza, Empoli
·         Dal territorio ai territori, dalla terra alla Terra – un sguardo globale: Domenico Muchignat -  Yabasta, Bologna

Pausa con pizza del Forno Comune


Esperienze locali: 

      Terra bene comune da difendere: Rete Acqua Suolo, Reggio Emilia
·         Orti collettivi nello spazio urbano: GAS-Tonati, Reggio Emilia
·         Mercati autogestiti e osterie sociali – luoghi delle utopie concrete: Domenico Fantini, Mercantiniera, Parma
·         Un campo di grano collettivo: Silvana Cattani , Pregnano sul Secchia, Modena
·         Una società agricola in comune: Marino Musina - Cooperativa La vigna solidale, Oltrepò Pavese

Dibattito pubblico:
Sono invitati agricoltori, attivisti, associazioni, GAS, spazi sociali e tutte/i coloro che vogliono scambiare idee, pratiche e progetti intorno al nodo della t/Terra.
20.00 Cena delle BiOsterie Sociali

BiOsteria - Casa Cantoniera Autogestita, Parma
Osteria Otromundo – CSA Intifada, Empoli
Osteria Casa Bietola – Casa Bettola, Reggio Emilia
21.30 Concerto con Lapis Train
tra sonorità musicali e ritmiche, dalla bossa nova, al jazz e al funk rock

DOMENICA 14 OTTOBRE

11.00 Tavoli di discussione tematici  - Costruire tessuti resistenti tra mondo rurale e mondo urbano
·         GAS e mercati autogestiti
·         BiOsterie sociali
13.00 Pranzo dall’Osteria Casa Bietola


INFO
Per chi viene da fuori città sarà possibile pernottare tra sabato e domenica contattandoci via mail o telefono:
Simon:               331 6403513      
Giuliano:             331 1231909      
Durante le due giornate ci saranno spazi e laboratori dedicati ai bambini.

Come arrivare:
Casa Bettola – Casa Cantoniera Autogestita
Via Martiri della Bettola 6, Reggio Emilia
Dalla Stazione Ferroviaria
1. Bus numero 5 verso Rivalta, prima fermata in Via Martiri della Bettola, dopo il ponte di S.Pellegrino
(Circa 15 min)
2. Bus numero 4 verso Coviolo – Chiesa, prima fermata in Via Bismantova, dopo il ponte di S.Pellegrino
(Circa 15 min)
Sito:

Grazie per i commenti.

lunedì 1 ottobre 2012

OCCUPY THE SEEDS

Vandana Shiva: “Occupiamo i semi, disobbediamo alle leggi ingiuste”


L’attivista e scienziata indiana Vandana Shiva lancia un appello sul web per prendere parte a due settimane d’azione globale per la salvaguardia della libertà delle sementi. Dal 2 ottobre, compleanno di Gandhi, al 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, Shiva invita le attiviste e gli attivisti del mondo a disobbedire alle leggi ingiuste dei brevetti sulla vita che ostacolano la capacità degli ecosistemi di auto-rigenerarsi, e quindi la stessa libertà di sopravvivenza umana, perché “non può esserci sovranità alimentare senza sovranità sui semi”.


“Attualmente cinque grandi multinazionali controllano già il 75 per cento dell’approvvigionamento mondiale dei semi” ricorda Shiva, che il 9 ottobre alle 10.30 interverrà anche a Palazzo Valentini a Roma

“Possiamo disobbedire in modo creativo - dice nel suo video-appello tradotto in molte lingue -, possiamo disobbedire salvando e scambiando semi che non siano stati brevettati dalle multinazionali… disobbedendo a quel tipo di leggi che vogliono rendere i nostri semi illegali”.

Per firmare la dichiarazione di Vandana Shiva: http://seedfreedom.in/declaration/

L’evento su Facebook delle due settimane di azione: https://www.facebook.com/events/436131536428020/


Per aggiungere le vostre azioni al calendario globale: http://seedfreedom.in/events/community/add



Grazie per i commenti.

giovedì 27 settembre 2012

LA CARTA DI MONTEBELLUNA

1
“CARTA DI MONTEBELLUNA (Treviso – Italia)”
PROPOSTE OPERATIVE GIURIDICHE ED ISTITUZIONALI DI BIOSICUREZZA
PER UNA MORATORIA ATTA AD EVITARE L’INTRODUZIONE DEGLI OGM IN
ITALIA ED IN EUROPA
OGM: Una minaccia irreversibile per l’agricoltura convenzionale e biologica
per l’ambiente e per la salute umana ed animale
Premessa
Sono ormai numerose le evidenze scientifiche che testimoniano
l'impossibilità della coesistenza tra coltivazioni OGM e non OGM, senza che le
prime inquinino, irreversibilmente, le seconde.
Risulta, pertanto, inutile discutere sulla libertà di coltivazione degli OGM,
dal momento che, una volta introdotti gli OGM nell’ambiente, non sarebbe più
possibile coltivare nel medio e lungo periodo i vegetali naturali (convenzionali e
biologici), nè si potrebbe proporre ancora il miglioramento genetico dei medesimi,
non potendosi più utilizzare aree agricole non inquinate dagli OGM.

DAI SEMI ANTICHI LIBERTA' E DIGNITA' ALL'UOMO

Grazie per i commenti.

mercoledì 26 settembre 2012

LA FRUGALE ABBONDANZA

Un'altra economia di frugale abbondanza


di Paolo Cacciari



25 / 9 / 2012



700 persone, 47 paesi, 70 tavoli di studio. Il mondo della decrescita felice si incontra a Venezia. Per immaginare un altro futuro. Irrompe il punto di vista delle donne

Cosa può aver spinto 700 persone di 47 paesi diversi ad andare a Venezia pagandosi viaggio, alloggio e 110 euro di quota di iscrizione per assistere ad una conferenza di cinque giorni sulla decrescita? Innanzitutto l'età decisamente giovane: il 38% ha meno di trent'anni e solo il 24% è sopra i cinquanta. Poi il genere, con una lieve superiorità femminile. Forse anche il fascino di una città che per l'occasione ha saputo trasformarsi in una festival diffuso («Altro Futuro») di buone pratiche di sostenibilità. Probabilmente la formula ibrida scelta per la terza edizione della Conferenza Internazionale che ha messo assieme, attorno a settanta tavoli di studio, il mondo della ricerca e dell'università con quello degli attivisti dei movimenti e delle associazioni. Ma tutto ciò non sarebbe potuto accadere se non esistesse alla base delle nostre società una gran voglia di trovare vie di uscita innovative alla crisi cui ci ha portato l'economica della crescita. Le ricette riformiste tradizionali, infatti, non possono più funzionare di fronte ad una crisi strutturale e multifattoriale come questa.Evidentemente l'idea della decrescita, come fuoriuscita netta dall'imperativo sempre più ossessivo e minaccioso dell'incremento della produttività, della competitività e del profittevole («crescita o morte»), è compresa con favore da molte persone e da gruppi impegnati nella ricerca di modi di vita, di lavoro e di consumo improntati da relazioni umane di qualità. Non a caso il prologo della Conferenza è stato un convegno di due giorni organizzato dal Tavolo italiano dei Gruppi di Acquisto e dei Distretti dell'Economia Solidale, coordinato da Francesca Forno e Davide Biolghini. Una rete di attività economiche ed imprenditoriali che ha scelto di funzionare il più possibile fuori dalle regole del «mercato» (cioè dell'indebitamento e della finanza) seguendo i principi del «ciclo corto», del rapporto diretto tra produttori e consumatori, di una effettiva responsabilità d'impresa. Si può dire, quindi, che l'idea della decrescita si incarna nell'economia solidale o della convivenza e - più in generale ancora - nella gestione dei beni comuni. Spingendosi ancora più in là, come hanno argomentato nel corso della Conferenza studiosi del calibro di Gilbert Rist, Mary Mallor, Arturo Escobar, Joan Martinez Alier e Majid Rahnema, si tratta di riconcettualizzare la nozione stessa di economia tradizionale (con i corollari: «sviluppo», «progresso», «felicità») per abbracciare quella del «provisioning», di una attività, cioè, che si fa carico di rifornire ciò di cui la società ha bisogno senza esclusioni e senza intaccare le fonti primarie. Insomma, passare da una economia della scarsità indotta dal consumismo e provocata dalla necessità di incrementare infinitamente il volume del valore monetario delle merci, ad una della sufficienza e del bastevole, cioè della «semplicità volontaria», per usare le parole di Gandhi o dell'«abbondanza frugale», come la chiama Serge Latouche.Ma quale è quella «autorità» che può legittimamente imporre limiti alla natura umana che si ritiene - da Hobbes in poi - dominata dall'individualismo proprietario e dalle sue pulsioni egoistiche e predatorie? Quale rapporto vi è tra decrescita e democrazia? A questo tema sensibile è stata dedicata una intera giornata della Conferenza con relazioni di Marco Deriu, Barbara Muraca, Alberto Lucarelli, Marco Revelli, Ignacio Ramonet ed anche un numero monografico della prestigiosa rivista Future. La crisi dei rendimenti e la necessità di ricorrere ad indebitamenti insostenibili per mascherare e procrastinare la crisi economica (Mauro Bonaiuti), mettono in ginocchio anche la fiducia nella vecchia macchina istituzionale democratica. Serve quindi reinventare non solo l'economia, ma anche la politica. Le citatissime nuove Costituzioni dell'Ecuador e della Bolivia (Gustavo Soto) indicano una strada: l'uscita dall'utilitarismo antropocentrico e il riconoscimento di diritti non disponibili e non negoziabili della natura assieme al riconoscimento della sua natura comune (la «natura della Natura», direbbe Edgar Morin, ricordato da Alfredo Pena-Vega), cioè l'assunzione da parte della politica di una responsabilità planetaria. Un eco forte di questo dibattito è arrivato fin dentro la Basilica dei Frari, gremita da mille persone per ascoltare Alex Zanoltelli, Marcelo Barros e lo stesso Latouche in un confronto sull'immaginario e la spiritualità come motori per la riconversione ecologica della società. Questa terza Conferenza internazionale sulla decrescita sarà ricordata per l'irruzione del punto di vista di genere. Veronica Bennholdt-Thomsen, Alicaia Puleo, Antonella Picchio, Bruna Bianchi, Helena Hodge, oltre alla già citata Mary Mellor e a Marco Deriu hanno ricordato che le istituzioni non sono neutre e che la lontananza maschile dal lavoro di riproduzione segnala una storica divisione sociale e ha come conseguenza la incapacità maschile di affrontare il rapporto con la natura attorno a se, con le proprie emozioni e passioni esistenziali, con le donne, con gli altri e perciò con la stessa politica. La sostenibilità, insomma, non riguarda solo l'«impronta ecologica» che lasciamo sulla terra, ma l'intero mondo delle relazioni umane che sappiamo - o non sappiamo - intrecciare tra tutti gli esseri viventi. Buone intenzioni - è stato detto da alcuni (ad esempio Onofrio Romano, ma anche da Riccardo Petrella) che non fanno i conti con la realtà dura del potere e delle istituzioni statali. Principi che per altri, invece, si possono già rintracciare in una miriade di esperienze concrete. E qui la rassegna emersa alla Conferenza è stata davvero ricca, come nei casi raccontati da Rob Hopkins, iniziatore del movimento delle Transition Town, o dal documentario Homenaje A Catalunya, o da Silke Helfrich, curatrice del volume The Welth of the Commons o da Maurizio Pallante con il suo Movimento per la decrescita felice o dai laboratori sparsi per la città che in tre giorni hanno prodotto pale eoliche, macchinari in open source, orti sinergici, libri «prodotti dal basso» in Creative Common, corsi di recupero e riciclaggio...Il silenzio assordante dei principali mass media su un avvenimento che - comunque - avrebbe dovuto incuriosire, promette bene. Almeno non sono possibili fraintendimenti.



Grazie per i commenti.